lunedì 29 settembre 2008

l' Albero

Sulle pendici di Long' s Peak, nel Colorado, giacciono i resti di un albero gigantesco.
Era lì da oltre quattro secoli. Era un arboscello quando Colombo sbarcò a San Salvador e un albero alto come tutti gli altri quando i primi coloni si stabilirono a Plymouth. Nel corso della sua lunga esistenza fu colpito dal fulmine oltre una dozzina di volte, e le innumerevoli valanghe e tempeste di quattro secoli lo scrollarono. Sopravvisse a tutti i cataclismi.
Alla fine un esercito di insetti lo prese d' assalto e lo rase al suolo. Si aprirono una via attraverso la corteccia e gradatamente lo svuotarono, divorandolo a poco a poco con un lavoro incessante.
Un gigante della foresta che aveva resistito alle tempeste e al lento logorio dei secoli, capitolò di fronte a degli insetti così piccoli che un uomo avrebbe potuto schiacciarli tra il pollice e l'indice.
Ecco un esempio perfetto di come l' ansia può distruggere l' uomo. Nella vita si possono affrontare molte avversità, ma spesso si è impreparati a ciò che accade dentro di noi, l' ansia può divorare il piacere di un esistenza serena e allora bisogna difendersi affrontando una situazione per volta e distribuendo l' ansia di un anno in 365 parti. In questo modo ogni giorno ci sarà una piccola dose da affrontare, ma non sarà così pesante da schiacciare la nostra vita.

sabato 27 settembre 2008

Lacrime d' oro

Mentre tornavo a casa vidi sul ramo di un ulivo un piccolo uccello. Esso aveva nel becco alcuni vermi e questo significava che non molto lontano c' era il suo nido.
Quest' ultimo era infatti situato in una vicina siepe di more, e il canto degli uccellini era un invito irresistibile. Senza perdere tempo mi infilai, incurante delle pungenti spine, nella siepe e dopo pochi istanti trovai il nido con 3 meravigliosi piccoli. Li presi, tutto festoso e contento mi accinsi a proseguire il mio cammino verso casa. Non avevo fatto che pochi passi quando, all' improvviso, con mio grande stupore e anche con un pò di spavento, la madre degli uccellini mi passò rabbiosa a pochi palmi dal naso. Posatasi su un ulivo, questa cominciò a saltare da un ramo all' altro e a cinguettare come se fosse impazzita. Stùpito e incredulo, per qualche istante rimasi a fissare quel suo continuo agitarsi. Proprio non capivo cosa stesse, in quegli istanti, accadendo. A un certo punto, mentre stupito cercavo di capire, ebbi l' impressione che le sue "grida", che non erano mai cessate, somigliassero parecchio a un pianto. Allora mi fermai a riflettere. Dopo pochi istanti cominciai a comprendere ciò che stavo vivendo: di fronte avevo una madre che con disperazione e con tutte le sue forze tentava, desiderava, voleva riprendersi i figli che io le avevo appena rubato.
Colpito nel profondo del cuore da quell' inaspettato avvenimento, tornai sui miei passi e, con tanta attenzione e delicatezza, riposi gli uccellini nel loro nido.
Poi con gli occhi bagnati e un grosso peso nell' animo mi avviai con il passo pesante verso casa.
Le lacrime di quel giorno li conservo nel cuore, come gioielli di valore in uno scrigno prezioso, ecco perchè a quelle lacrime ho voluto assegnare il metallo più prezioso e così sono diventate lacrime d'oro.

venerdì 26 settembre 2008

l ' Elefante

Alcuni giorni fa, un elefante è scappato da un circo e si è scontrato con un pulman.
Come risultato di questo scontro ci sono stati due morti, l'elefante e il conducente del pulman.
Mi dispiace per entrambi, comunque osservando l'animale senza vita mi è venuta in mente una storiella indiana in cui sei ciechi andarono a vedere un elefante.
Il primo toccò il fianco dell' animale e disse:" Toh! Un elefante è fatto come un muro!"
Il secondo toccò una zanna e disse:" Un elefante è fatto come una lancia!"
Il terzo toccò la proboscide e disse : " Un elefante è fatto come un serpente!"
Il quarto allungò le mani, toccò un ginocchio e disse:" E' evidente che questo elefante è fatto come un albero!"
Il quinto toccò l'orecchio e disse:" Questo straordinario elefante è fatto come un ventaglio!"
Il sesto afferò la coda e disse:" Secondo me l'elefante è fatto come una fune!"
I sei ciechi discussero a lungo e con foga su com' era fatto l'elefante , ma nessuno ne fece una descrizione corretta. Le informazioni parziali che possedevano non permettevano loro di avere un quadro completo. In maniera simile oggi ci sono tanti problemi che fanno soffrire l' uomo, non si può fare una classifica delle diverse situazioni, sarebbe meglio capire che tutti i diversi aspetti fanno parte di un unico elefante e se questo sfugge di mano, le conseguenze possono essere dolorose, in quanto come nel fatto di cronaca è morto l' elefante, ma è anche morto l'uomo.

giovedì 25 settembre 2008

Un pò di sordità aiuta

Nel paese dei ranocchi, venne organizzata una gara di arrampicata.
Molti spettatori si radunarono sotto il palo da scalare, ma invece del tifo gridavano scetticismo. Non ce la farete mai! Siete troppo scivolosi!.
I concorrenti si davano per vinti, cadendo uno dopo l'altro. Solo un ranocchio testardo riuscì ad arrivare sulla cima.
Quando scese, tutti corsero a chiedergli come ci fosse riuscito, ma non ebbero risposta.
Si scoprì che le grida non l'avevano scoraggiato perchè era sordo.
Una piccola favola per capire che ogni tanto bisogna staccare la spina.
Viviamo infatti in un mondo pieno di ansie e ogni giorno della nostra vita è costellato da notizie scoraggianti, ormai siamo abituati a tutto e dalla mattina alla sera è un martellamento continuo.
Mentre non è bene essere indifferenti al dolore altrui, d' altra parte bisogna prendere coscienza della nostra vita e delle mille cose che ruotano intorno ad essa, quindi come disse il filosofo :"Riguardo alle cose umane non ridere, non piangere, non indignarti, ma cerca di capire".

mercoledì 24 settembre 2008

il Fenomeno della Fata Morgana

La fata Morgana mi fa tornare indietro nel tempo quando ancora bambino ascoltavo le favole degli adulti in cui la fata era una donna bellissima in grado di realizzare i desideri degli uomini.Il fenomeno invece a cui mi riferisco appartiene alla realtà e non alla leggenda in quanto durante l'inverno, al mattino presto dopo una pioggia abbondante le particelle d'acqua rimaste sospese nell'aria dopo la pioggia, creano come una gigantesca lente d'ingrandimento che fa apparire la costa siciliana come se fosse a poche centinaia di metri, mentre in realtà è situata a 3 km.
E' un fenomeno che si verifica soltanto sul litorale calabrese guardando la costa siciliana e mai viceversa.
E' un ricordo legato alla mia infanzia che mi permette di riflettere sul valore della vita in quanto ci sono obiettivi che a volte appaiono come in un miraggio alla portata di mano, mentre in realtà c'è sempre una distanza che ci separa e che bisogna percorrere.
Non riconoscere questa fondamentale verità può essere fonte di delusione, è quello che accadde al re barbaro che guardando nell'acqua vide i monti, le spiagge, le vie di campagna e le navi nel porto tutto a portata di mano, allora felice si gettò in acqua col suo cavallo convinto di poter raggiungere l'isola in poco tempo, ma l'incanto si ruppe ed egli morì miseramente. Ovviamente è una leggenda, ma riconferma il fatto che per ogni cosa c'è una distanza.