
I proverbi insistono sul fatto che i soldi non fanno la felicità e le favole descrivono re malinconici e scontenti sui loro troni d'oro. D' altra parte il denaro ha il suo valore e nella società nella quale viviamo non se ne può fare a meno dal momento che attraverso esso si possono avere quei beni di consumo che ci permettono una vita serena e dignitosa. Gli esempi e le riflessioni non mancano. "Se vuoi renderti conto del valore del denaro, prova a chiedere un prestito" diceva Benjamin Franklin. La verità è come recita un proverbio toscano che "I quattrini vengon di passo e vanno di corsa". Il denaro parla, dice ancora qualcuno. Il segreto sta nel conservarlo abbastanza a lungo per ascoltare quel che ha da dire. Bisogna fare i conti con la svalutazione e il potere d'acquisto.Per esempio, la grave crisi economica che afflisse gli Stati Uniti al tempo della guerra d' Indipendenza 1775-83 culminò nella svalutazione della cartamoneta a un quarantesimo del suo valore nominale, per cui con le banconote si incominciò a fare di tutto tranne che impiegarle negli acquisti.
Si racconta addirittura che parecchi negozianti alle prese con il rinnovo della tappezzeria della bottega fecero un pò di calcoli e avendo concluso che sarebbero servite più banconote per acquistare la tappezzeria di quante ne occoressero invece per rivestire con esse le pareti, le usarono appunto come carta da parati.In tempi più recenti il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe dichiarò "Sono finiti i soldi?Non vedo il problema. li ristampiamo". Certo non c'è da meravigliarsi visto l'elevato tasso d'inflazione che il paese citato è uno dei paesi più poveri del mondo ed è chiaro che certe soluzioni non possono risolvere il problema di una nazione e dei suoi abitanti. Mentre scrivo queste cose, penso all' estrazione del Superenalotto il cui jackpot ha raggiunto in questi giorni, la cifra di 135,9 milioni di euro e all'effetto che una simile somma potrebbe fare su un singolo individuo che casualmente indovina i sei numeri vincenti.
D'altra parte "Anche i ricchi piangono" era il titolo di una telenovela che qui in Italia ha appassionato molti, c'è un fondo di verità in questa affermazione e nelle nostre analisi non possiamo essere superficiali associando necessariamente la ricchezza alla felicità. All' inizio del secolo scorso, un giornalista capì molto bene questo aspetto intervistando Andrew Carnegie, pioniere dell'industria siderurgica e all'epoca uno degli uomini più ricchi del mondo. "Non dovete invidiarmi" disse Carnegie. " A cosa mi serve la ricchezza? Ho sessant'anni e non riesco a digerire quello che mangio. Darei tutti i miei milioni se potessi tornare giovane e in salute. Darei tutto il mio denaro se potessi fare il patto di Faust.... Al di là dei diversi pensieri che ognuno potrebbe esprimere, ho annotato sul mio quaderno contabile una frase di Samuel Johnson
D'altra parte "Anche i ricchi piangono" era il titolo di una telenovela che qui in Italia ha appassionato molti, c'è un fondo di verità in questa affermazione e nelle nostre analisi non possiamo essere superficiali associando necessariamente la ricchezza alla felicità. All' inizio del secolo scorso, un giornalista capì molto bene questo aspetto intervistando Andrew Carnegie, pioniere dell'industria siderurgica e all'epoca uno degli uomini più ricchi del mondo. "Non dovete invidiarmi" disse Carnegie. " A cosa mi serve la ricchezza? Ho sessant'anni e non riesco a digerire quello che mangio. Darei tutti i miei milioni se potessi tornare giovane e in salute. Darei tutto il mio denaro se potessi fare il patto di Faust.... Al di là dei diversi pensieri che ognuno potrebbe esprimere, ho annotato sul mio quaderno contabile una frase di Samuel Johnson "Qualunque somma tu abbia, spendi meno".

2 commenti:
Bellissimo questo articolo, mi è piaciuto molto, soprattutto per una spendacciona come e me... ma posso dire che quando i soldi mancano anche i poveri piangono... non solo i ricchi
Sono d'accordo con Sara, ma in questo caso Pico ha una collaboratrice preziosa con una buona dose di fantasia nel corredare gli articoli in modo magistrale.
Mamy
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