sabato 23 maggio 2009

Facciamo colazione?

Certo per noi italiani la giornata comincia male, se già all' ora della cosiddetta prima colazione dobbiamo metterci a discutere, non su quanto caffè o quanto latte vogliamo nella mistura mattutina, ma con quante L la vogliamo. Bisogna avvertire che la grafia più corretta è quella con tre doppie: caffellatte. Bene, in genere i toscani preferiscono questa grafia, e invece per esempio i milanesi fanno volentieri a meno di una L.
E' mandato dalla Toscana un articolo a Milano, sul giornale trovammo il nostro caffellatte regolarmente scremato in caffelatte.
Da Luciano Satta agli italiani.

L'odore dal caffellatte mi fa ritornare bambino, quando l'appuntamento con la prima colazione voleva dire una scodella piena di questo liquido gustoso e nutriente e pane del giorno prima che immerso nel latte perdeva la sua durezza e diventava piacevole al palato. Da preferire ai biscotti, che in quegli anni non erano frolli e anche quando venivano immersi nel latte rimanevano duri.
Non c'erano neppure molte varietà di caffè, i miei erano affezionati al caffè Mauro che incontrava la loro approvazione e che offrivano volentieri agli ospiti.In contrasto, oggi il caffè più prezioso lo prepara lo zibetto.
Si chiama "kopi luwak", arriva da Sumatra ed è lavorato in un modo speciale. Spieghiamo il segreto, dal momento che parliamo di un prodotto rarissimo e costosissimo.
Il nome Kopi significa caffè, mentre luwak è un animale della famiglia dei maruspiali, una specie di zibetto, molto ghiotto di bacche del caffè. Le bacche vengono digerite e quindi espulse, mantenendo integro l' interno. In seguito vengono seccate, private dell' involucro esterno e torrefatte con cura. Il processo di digestione con gli enzimi dell' animale produce una speciale fermentazione nella bacca del caffè, che acquisisce profumi e sapori straordinari.
E' uno dei caffè più aromatici al mondo, molto concentrato, " cioccolatoso" con una caratteristica nota di rabarbaro inconfondibile. Lino's Coffee lo somministra nei suoi tanti punti vendita in Italia al prezzo di 5 euro la tazzina.
Bisognava arrivare a mezzogiorno, quando la famiglia era radunata al completo. Era l' ora della colazione.
La cucina di mia madre si basava in gran parte sui legumi e ogni giorno c' era un piatto diverso. Siamo cresciuti mangiando in ordine fagioli, lenticchie, piselli, fave e altro. L'esenzione arrivava alla domenica, che per l'occasione si faceva il sugo e si offriva carne, era il momento delle polpette che si divoravano con estremo piacere. Una colazione da re e una cena da poveri suggerisce il proverbio, ma che cosa significa la parola colazione?
Viene da Collatus, participio di conferre: portare insieme conforto, riunione, conversazione e ai suoi esordi indicò la refezione serale consumata dai monaci dopo un giorno di digiuno.
Ma anche nella lingua spagnola desayuno, in quella inglese breakfast, nella francese petit dèjeuner, la colazione significa rottura del digiuno. Ma oltre a rompere il digiuno ovviamente ci si preoccupa delle cose che si mangiano, infatti chi non bada a ciò che mangia difficilmente baderà a qualsiasi altra cosa, diceva Samuel Johnson.

Certo non posso non pensare al sig. Bill Chandler, dopo il fallimento della sua piccola azienda produttrice di cibo per animali di San Francisco, ha nutrito per sei mesi la propria famiglia con gli alimenti in scatola rimasti invenduti.
La moglie, essendo sicura che i prodotti del marito non contenevano alcun ingrediente nocivo, li ha utilizzati di buon grado per preparare i pasti, che ha distribuito tranquillamente anche ai figli.

E' curioso pensare che le scatolette ci portano a Napoleone il quale aveva un problema: nutrire la sue truppe dislocate sui vari campi di battaglia.
Per questo, indisse un concorso a premi, dotato di 12 000 franchi, per trovare il modo di preservare il più possibile i cibi. Nicola Appert, cuoco francese 1749-1821, sia pur a digiuno di microbiologia ( scienza che all' epoca, peraltro non esisteva), aguzzò l'ingegno ed ebbe l'intuizione vincente: scaldò dapprima il cibo (soprattutto carne) per sterilizzarlo, poi lo inscatolò in latte di metallo, togliendovi l'aria.
In questo modo (era il 1809) Appert vinse il premio di Napoleone ed entrò nella storia delle grandi idee. Soltanto 50 anni dopo , Pasteur inventerà la .... pastorizzazione. Oggi, ogni anno, vengono prodotte e vendute oltre 200 miliardi di " scatolette " di cibo.Ma continuando su questo tema è facile che venga appetito e dal momento che come dicono gli abruzzesi " sacco vuoto non si regge in piedi", che dite ' facciamo colazione? '.

sabato 16 maggio 2009

Ho Fame

-Avevo fame e avete costituito un comitato per investigare la mia fame. Ero senzatetto e avete presentato un rapporto sulla mia condizione disperata. Ero malato e avete tenuto un seminario sulla situazione dei diseredati. Avete preso in esame tutti gli aspetti della mia condizione disperata eppure ho ancora fame, sono senzatetto e malato.- Autore sconosciuto.-

Parliamo di una realtà concreta che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo e che non risparmia neppure i più piccoli. Tra l'altro, permane l'errata convinzione che la fame sia il risultato della mancanza di risorse, mentre molto spesso è il risultato delle decisioni dell' uomo. Certo, quando la fame si fa sentire non si va tanto per il sottile, recita un proverbio marchigiano e così non c'è da meravigliarsi se nel 1870-71 durante l'assedio di Parigi da parte dell'esercito prussiano, durato oltre quattro mesi si visse un periodo tragico che coinvolse due milioni di persone. Tutto quanto era commestibile venne mangiato: muli, cavalli, asini e addirittura gli animali dello zoo, compresi i due superbi elefanti di nome Castore e Polluce.
Quindi si passò ai cani, ai gatti e neppure i topi vennero risparmiati. Ma il tutto era... condito dall'arguzia dei Parigini, per i quali il gatto era "coniglio di grondaia", il cane "capretto dei boulevard" e " pasticcio di selvaggina" era un certo intingolo di topo.Ripenso a quand' ero bambino. Mia madre faceva largo uso di legumi, la famiglia era numerosa e la carne si poteva avere solo la domenica, non si pretendeva nulla ed io mi sentivo felice così. Un mio conoscente invece scrisse: "La carne la mangiavamo due tre volte l'anno, anche la pasta era un piatto raro. Per comperarla mia madre ci mandava al negozio, l'unico che c'era, non con i soldi, ma con del granoturco o del frumento. Il negoziante pesava la merce e in base al suo peso ci dava una certa quantità di pasta". Anche lui si sentiva contento.....La fame è sempre fame, scrisse qualcuno, ma la fame che si consuma con cucchiaio, coltello e forchetta non è la stessa che si divora con mani, unghie e denti. Penso ai detenuti di un carcere in Romania i quali chiesero che le patate non venissero sbucciate per poter mangiare qualcosa di più. Ma era il periodo nazista e molti a un certo punto non ebbero nemmeno le patate.
Nelle disgrazie tutto il mondo è paese. In tempi più recenti in Cambogia so di persone affamate che in un caso supplicarono le scimmie per avere delle banane. Che ci crediate o no scrissero, una scimmia ci gettò una banana. Quindi le altre cominciarono a imitarla così che in tutto ci diedero 20 banane, fu la nostra salvezza. Certo i tempi peggiorano e le previsioni non sono incoraggianti. Sfamare il mondo prossimamente, sarà come camminare su una fune senza la rete sotto.

Al termine di un convegno organizzato nel 2002 a Roma per discutere del problema della fame nel mondo, è stato offerto un banchetto che non ha mancato di suscitare polemiche: Il menù includeva aragosta in vinaigrette, filetto di oca con olive, foie gras con kiwi, crespelle ai funghi, risotto con arance e zucchine, brasato, salmone ai tre pepi, torta bigusto e composta di frutta con vaniglia.........

sabato 9 maggio 2009

Verginità

Non voglio che il mio ragazzo sappia che sono vergine.
-Claudia 17 anni

Sono un infermiera di 25 anni e da sei mesi frequento un ragazzo del quale sono innamoratissima e che a sua volta mi adora. Il mio grande problema consiste nel fatto che non riesco a confessargli che prima di lui non ho amato nessun altro e che sono ancora vergine. Mi aiuti per favore.
-Paola di Foligno

Cara Cristina, ho 29 anni e per tanti motivi, ma soprattutto per timidezza, sono al primo fidanzamento. Sono felicissima. Ma ho il terrore di confessare che sono vergine. Non dirmi che è una bella cosa o "un valore" che gli uomini apprezzano, perchè non è così: alla mia età è soltanto segno di problemi.. Come dirlo a lui?
- Paola di Torino

Georgina, sorella di Catherine Hogarth e perciò cognata di Dickens viveva in casa con loro, fu costretta a un certo punto a farsi visitare e dichiarare "virgo intacta" per mettere in fuga le voci di una sua relazione con lo scrittore.

Una donna palestinese è stata uccisa dal padre perchè ripudiata dal marito giordano che sosteneva di averla trovata " non vergine " alla prima notte di nozze.......

Vengo anch' io da un luogo e da un tempo in cui si dava molta importanza alla verginità, era il lasciapassare per il matrimonio e leggo quindi con un certo interesse tutto quello che ruota intorno all'argomento. A questo riguardo, ho letto di recente il libro di Elvira Dones dal titolo " Vergine giurata " dove si parla di una realtà ancora presente anche se in misura minore. Di cosa si tratta? Ebbene in certe zone dell'Albania, quando in una famiglia non ci sono figli maschi, una delle femmine giura di comportarsi da uomo per il resto dei suoi giorni. Da quel momento assume tutte le funzioni e i ruoli di maschio. Ci sarà un riconoscimento anche da parte della comunità, infatti gli uomini la saluteranno da uomo e le donne eviteranno il suo sguardo. La rinuncia alla propria sessualità gli assegnerà comunque diritti che come donna non aveva.Per esempio, l'andare a prendere le medicine che servono, giù in città, un viaggio vietato a una donna, ma permesso a un uomo.
La nostra protagonista il cui nome è Hana cioè Luna, sarà quindi uomo per 14 anni e in quella condizione porterà il fucile, guiderà il camion e berrà insieme agli uomini del villaggio fino a quando..........
Se volete anche voi entrare in questo mondo dell'assurdo potete comprare il libro "Vergine Giurata" di Elvira Dones, entrerete in un mondo culturalmente inaspettato, ricco di sentimenti nascosti e personalità soppresse.

(in ultima foto la scrittrice Elvira Dones)

venerdì 1 maggio 2009

Un Gelato all'Aglio?

L'aglio è sempre stato apprezzato per le sue proprietà medicinali. Ora, riferisce il quotidiano Philippine Star, l'Università Statale Mariano Marcos nel nord delle Filippine ha realizzato, con intenti "umanitari", il gelato all'aglio. Si spera che questo nuovo prodotto sia benefico per chi soffre di disturbi che si dice vengono alleviati dall'aglio. Fra questi ci sono raffreddore, febbri, ipertensione, affezioni respiratorie, reumatismi, morso di serpente, mal di denti, tubercolosi, pertosse, ferite e anche calvizie. Allora, qualcuno gradisce un gelato all'aglio?In risposta alla domanda penso a Daniela, la quale non perde occasione per gustare un buon gelato. Cominciava a frequentare la scuola quando apparve il primo gelato industriale della storia. Si chiamava stecco e immagino sia tra coloro che lo hanno assagiato. Alcuni anni fa è stata a Parigi, avrebbe dovuto anticipare il viaggio nel periodo dell'adolescenza, avrebbe sicuramente visitato oltre alla Torre Eiffel anche il caffè Procope, dove secondo le cronache del tempo, il siciliano Procopio Coltelli aveva aperto la prima gelateria , era il 1960. Nel corso del tempo comunque ha gustato innumerevoli gelati , dai gusti diversi e anche nei mesi più freddi dell'anno.Non so e non penso che sia riuscita a gustare tutti i gusti a disposizione che al momento, se il numero è giusto, sono 570 tra cui l'asparago, il radicchio, il carciofo di Sant' Erasmo all'aragosta, all'aceto bal-
samico, alle rape rosse, alla grappa, ai fagioli giapponesi, al baccalà, alle acciughe, al prosciutto
e melone, al peperoncino, al ginseng e ostriche e
così via.
Non ama particolarmente il pistacchio che invece sembra sia quello più richiesto in Italia, apprezza invece tutti gli altri e davanti a un buon gelato non si tira indietro. L' augurio di un buon gelato è per tutti, ma in modo particolare per la piccola Chiara. Perchè? Ebbene a causa di una rara malattia genetica che le ostruiva l'intestino, la piccola Chiara 7 anni, da sei era costretta a nutrirsi artificialmente attraverso un tubicino in una vena. Ora, dopo un operazione all' ospedale San Matteo di Pavia, la bimba finalmente può mangiare cibi solidi: il suo primo pasto è iniziato con una mela e si è chiuso con un gelato alla fragola. Una notizia davvero rinfrescante ! C' è da sperare ora che la pioggia e il freddo di questa stagione, lasciano spazio a belle giornate di sole, durante le quali il gelato potrà essere un vero protagonista. Dunque non perdete tempo, la gelateria è dietro l'angolo.