giovedì 29 gennaio 2009

La Bilia















A Drobeta-Turnu Severin, in Romania, un bambino di otto anni ha cercato di rimuovere dall'orecchio del fratellino una bilia che vi era rimasta incastrata, spingendola dentro con una matita.

 Il piccolo ha poi spiegato alla madre: "La maestra mi dice sempre che quello che mi entra da un orecchio mi esce dall' altro, così ho pensato che si potesse far uscire la biglia dall' altra parte...." Per rimuovere la pallina è infine intervenuto un chirurgo. 

Anche mia madre, come la maestra del racconto, era solita dire che quando parlava andava ascoltata e che le cose non dovevano entrare da un orecchio e uscire dall'altro, anche perchè le spiegava una volta soltanto e non doveva ripetersi, anzi per essere più precisi, spesso non parlava neanche, in quanto sosteneva ci si doveva capire solo con gli sguardi.
Con un educazione di questo tipo c'era poco da scherzare, la cosa migliore era collaborare con la direttiva impartita e cercare di prevenire eventuali situazioni a rischio.
I risultati erano notevoli, e penso all' occasione in cui c' erano diversi ospiti, e un mio fratellino si attardò in cucina, quando tutto era già pronto. 
Raggiunto da mia madre, il piccolo spiegò che si era accorto che a tavola mancava un piatto, e non volendo creare imbarazzi aveva preferito appartarsi. In risposta ci fu un abbraccio e le dolci parole di una madre distratta che nella fretta aveva dimenticato un piatto. 
Certo oggi in molti casi c' è un educazione diversa e i fatti di ieri possono risultare sorprendenti, ma è in questo modo che siamo cresciuti e credo che ognuno nella sua epoca potrebbe raccontarefatti e situazioni particolari del proprio tempo, per esempio, quando Leopardi ebbe l' età della prima Comunione e andò in chiesa per confessarsi , accanto al sacerdote prese posto anche sua madre: la donna, infatti, aveva la pretesa di conoscere ogni sua manchevolezza, per poter intervenire e correggerla.
Peggio capitò al figlio di Vespasiano Gonzaga, in relazione al quale merita davvero una visita il palazzo ducale di Sabbioneta. Il ragazzo tornando a casa incrociò il padre in compagnia di alcuni ospiti, andò oltre senza togliere il cappello e salutare come l'usanza del tempo voleva. Per tutta risposta il padre le assestò un calcio così violento da risultare fatale, e quando fu chiesto all' uomo il perchè di tutto questo, rispose che si era sentito così umiliato davanti ai suoi ospiti per l' attegiamento irriverente del figlio, da non riuscire a padronegiarsi.

In quanto a me non ho mai avuto molti giocattoli, le bilie tuttavia non mancavano mai e li ho sempre guardati affascinato, con gli occhi di un bambino che si perdeva nei colori di quel mondo.

lunedì 26 gennaio 2009

Ricordando Ravensbruck

E' il tempo dei ricordi, e oggi i ricordi sono amari perchè ci riportano al tempo dell' orrore, quando milioni di persone morirono perchè ebrei o perchè non in linea col regime nazista.
Di recente ho letto un libro sull' argomento, il titolo è "Le donne di Ravensbruk "e raccoglie la testimonianza di alcune deportate italiane che vissero l' incubo del campo di concentramento.
E' un libro che merita tutta la nostra attenzione e colgo l' occasione per condividere alcuni appunti che ho registrato nell' archivio del mio cuore.

Ogni tanto ci chiamavano:" Bisogna andar a passar la visita!" Nude! Per farci esaminare magari le mani e gli occhi. A casa ci avevano insegnato che neanche ai fratelli ci si poteva presentare in sottana, e li invece, nude, di fronte a tutti! Ricordo sempre che la mia mamma, poverina, la prima volta che dovette spogliarsi non sapeva dove guardare, non sapeva cosa dire. Trovarsi nuda di fronte alle sue figliole, ad altre donne, a uomini. E noi ragazze non la guardavamo in faccia, perchè capivamo che lei aveva vergogna di noi. Era una cosa schifosa, pazzesca, bestiale. Nude, nude, davanti a una porta ad aspettare, al freddo, sotto al nevischio, perchè il gelo arriva presto in quei luoghi . .. Una cosa che non si può capire.
-Livia Borsi Rossi

Non avevamo mai il coraggio di marcar visita e ci decidevamo proprio quando non potevamo star più in piedi perchè, se poi la febbre non era più di 39° eran botte. Ci mettevano tutte in fila e ci infilavano una dopo l' altra il termometro dall'ano, naturalmente. E di dover andare in infermeria eravamo anche terrorizzate non per paura dei forni crematori, perchè ancora non se ne parlava molto, ma solo di non trovare nessuna italiana, nessuna con la quale parlare, nessuna che potesse capire.
-Lina Baroncini Roveri

Sopratutto mancano cure e medicinali adatti a donne che dal momento della deportazione non hanno avuto più mestruazioni e ora si lamentano per disturbi vari: nausee, capogiri, gonfiori anormali. Se capitava che qualcheduna vedeva una goccia di sangue si metteva a ballare. Io chiedevo:" Ma cos'ha? E' matta quella lì?" Mi dicevano:" Eh, è perchè ha visto una goccia di sangue
- Lidia Beccaria Rolfi

Rinunciare a lavarsi quotidianamente è il primo scalino della disumanizzaione , ma poche se ne rendono conto. Invece di lavarsi, molte preferiscono arrivare presto all' appello per trovare posto al centro e non rimanere all' esterno delle file dove è facile buscare gli schiaffi della blockowa quando passa in rassegna il suo gregge prima dell' arrivo dell' Aufseherin o attirare l' attenzione dell' Aufscherin, del suo frustino o dei suoi cani.

L' aborto è praticato fino all' ottavo mese e il feto, che spesso è già un bambino vivo , è bruciato in una stufa, mentre la madre è rinviata immediatamente in fabbrica.
I neonati appena vengono al mondo sono strangolati o annegati in un secchio d' acqua davanti alla madre.

Ondina aveva 18 anni ma non voleva più vivere.

sabato 24 gennaio 2009

La Bara

Vi sentite stressati? Forse quest' esperienza vi potrà aiutare. 
"... ero così stressato che l' ulcera cominciò a erodermi la mucosa dello stomaco. Una notte ebbi una terribile emoraggia. Fui portato immediatamente all' ospedale. Il mio peso calò da 80 a 41 chili. Ero così debole che non riuscivo nemmeno a sollevare un braccio. Tre dottori, compreso un celebre specialista, dichiararono che il mio era un caso " incurabile ". Mi nutrivo di polveri alcaline e mezzo cucchiaio di panna e mezzo di latte ogni ora. L' infermiera mi inseriva nello stomaco mattina e sera un tubo di gomma e drenava il contenuto." Andò avanti così per mesi... Alla fine mi dissi:" Bè, visto che davanti a te non hai altre prospettive all' infuori di una brutta morte, cerca almeno di ottenere il massimo dal poco tempo che ti resta. Ti sarebbe sempre piaciuto fare il giro del mondo; se non lo fai adesso, non lo fai più."
Quando dissi ai medici che avevo deciso di mettermi in viaggio e ficcarmi da solo il tubo di gomma nello stomaco due volte al giorno, rimasero sbalorditi. Impossibile! Non avevano mai sentito prima una cosa più pazza. Mi misero in guardia: se mi fossi messo in viaggio in quelle condizioni, mi avrebbero come minimo sepolto in mare. " No, questo no", risposi. " Ho promesso ai miei di farmi seppellire nella tomba di famiglia. Vorrà dire che mi porterò la bara come bagaglio appresso.
Mi comprai una bella cassa da morto, la feci caricare sulla nave e spiegai al personale di bordo che se fossi morto durante il viaggio avrebbero dovuto mettermi nel comparto frigorifero e riportarmi a casa nella mia bara. Niente funerale in mare. Così mi misi in viaggio. Nel momento stesso in cui salì a bordo stranamente cominciai a sentirmi meglio. Gradualmente smisi di prendere le polveri alcaline e di farmi il lavaggio dello stomaco col tubo di gomma. Ben presto cominciai a mangiare tutti i tipi di cibi, perfino strani piatti indigeni che a giudizio dei medici avrebbero dovuto mandarmi dritto all' altro mondo. ... Me la spassavo allegramente come non mi era più capitato da anni. Attraversammo monsoni e tifoni che avrebbero dovuto uccidermi, se non altro dallo spavento. Mi cimentai in tutti i giochi di bordo, cantai, strinsi nuove amicizie, restai alzato fino a tarda ora. Quando arrivammo in Cina e in India, mi accorsi che le preoccupazioni d' affari e i crucci che mi avevano angustiato a casa erano rose e fiori in paragone alla miseria e alla fame che devastavano l'oriente. Misi al bando le mie stupidi preoccupazioni e mi sentì meglio. Al mio ritorno a casa, ero ingrassato di 40 chili. Mi ero quasi scordato di aver un tempo sofferto di ulcera. Non mi ero mai sentito meglio in vita mia. Ritornai al lavoro e da allora non mi sono fatto più nemmeno un giorno di malattia."
Che dire di voi? Siete ancora stressati?

martedì 20 gennaio 2009

La Parola più Difficile

C' è del vero nel ritornello di una popolare canzone inglese che dice " Scusa è forse la parola più difficile." Qual' è la ragione di questo primato?
Probabilmente perchè scusa è un ammissione di colpa e ammettere le proprie responsabilità non è così facile, anche perchè spesso è accolto come segno di debolezza.
Di recente leggevo le dichiarazioni di un noto calciatore che in questo periodo sta esprimendo al meglio il proprio talento calcistico, ma per quanto riguarda i rapporti umani lascia perplesso. Afferma: "Quando sbaglio me ne accorgo, ma è il mio carattere. Ammetto l'errore ma non mi scuso. Mai chiedere scusa...." Certo ognuno è libero di fare come crede, ma per una migliore comprensione non è meglio usare quel calore che certe parole sanno trasmettere? Sono convinto che parole appropriate e azioni amorevoli rendono le persone amabili e quanto è bello parlare con persone che sanno trasmettere quel calore umano di cui tutti abbiamo bisogno. Forse conoscete quella favola dove il vento e il sole litigano su chi fosse il più forte.
Il vento diceva:" Te lo proverò, sono io il più forte. Guarda quel vecchio laggiù con l' impermeabile, scommetto che glielo toglierò prima di quanto riusciresti a fare tu."Così il sole andò dietro a una nuvola e il vento soffiò fino a diventare un tornado, ma più forte lui soffiava più stretto il vecchio si teneva il suo impermeabile. 
Alla fine il vento rinunciò e il sole venne fuori da dietro le nubi e sorrise gentilmente al vecchio. Lui si asciugò la fronte e si sfilò il soprabito. Il sole disse al vento che la gentilezza e la cordialità sono sempre più potenti della forza bruta. Esopo era uno schiavo greco che viveva alla corte di Creso e scriveva favole che sono arrivate fino a noi. Ed è proprio così. Il sole può farci togliere l' impermeabile più velocemente del vento. E la gentilezza e la simpatia fanno cambiare idea alle persone più facilmente di un attegiamento intrasigente e rabbioso. Come disse Lincoln:" Una goccia di miele prende più mosche di un litro di fiele."

sabato 17 gennaio 2009

Laviamo i piatti?

Mi piace il lavoro - affermò lo scrittore umoristico Jerome K. Jerome, - anzi ne sono affascinato! Posso stare seduto a contemplarlo per ore e ore. E' vero che ci sono dei lavori che possono risultare noiosi e ripetitivi, questo avviene sia fuori che nell'ambito domestico, tuttavia molto dipende anche da noi e dallo spirito che mostriamo nell' affrontare le varie responsabilità .
D' altra parte c'è la necessità di lavorare, e da sempre l' uomo ha compreso l'importanza del lavoro nella vita. Se poi torniamo indietro nel tempo troviamo che nell' antico Perù, presso la popolazione degli Incas, il lavoro era considerato un attività sacra, per la sua capacità di creare collaborazione tra gli uomini. Un loro detto recitava:" In mancanza di altra occupazione, che il popolo trasporti una montagna da un luogo all' altro: in questo modo la pace regnava sovrana". Tuttavia com' è possibile rendere appassionante un attività così frequente come quella di lavare i piatti e sistemare la cucina?
Considerate l'esperienza di Borghild Dahl, una donna che fu praticamente cieca per circa 50 anni." Avevo un occhio solo", scrive " ed era talmente coperto da cicatrici che per vedere non mi restava che che una piccola apertura nell' angolo sinistro." A casa leggeva tenendo il libro a caratteri giganti così appiccicato alla faccia da spazzolare le pagine con le ciglia. Questo non le impedì di prendere due lauree, una all' University of Minnesota e una alla Columbia. Cominciò a insegnare nel piccolo villaggio di Twin Valley, nel Minnesota per diventare poi professoressa di giornalismo e letteratura all'Augustana College di Sioux Falls nel South Dakota. Lì insegnò per tredici anni, tenendo conferenze in circoli femminili e parlando alla radio su libri e autori. " In fondo al mio cervello," scrive, " faceva sempre capolino la paura della cecità totale. Per vincerla, cercai di essere allegra, prendendo la vita dal lato buono." Poi, nel 1943, quando aveva ormai 52 anni, un miracolo: un operazione alla celebre Mayo Clinic. Le sue facoltà visive aumentarono del quaranta per cento. Un nuovo mondo di emozioni si aprì dinanzi a lei. Trovava appassionante persino lavare i piatti nel lavandino della cucina. "Cominciavo a giocherellare con l' acqua spumosa dei piatti," scrive. "Vi immergevo le mani e le alzavo grondanti di piccole bolle di sapone. Le sollevavo contro luce, e in ciascuna bolla potevo scorgere le tinte radiose di un arcobaleno in miniatura."Guardando fuori della finestra, al disopra del lavandino, vedeva " le ali grigie e nere dei passeri in volo attraverso spessi fiocchi di neve." La vista delle bolle di sapone e dei passeri la estasiava talmente che chiuse il libro con queste parole:" Signore, Nostro Padre dei cieli, Ti ringrazio, ti ringrazio.
Che lezione ! Ringraziare Dio perchè si è in grado di lavare i piatti e scorgere l'arcobaleno nelle bolle di sapone e i passeri in volo nella neve! Quanti uomini pur vivendo in un paese di meraviglie, sono stati troppo ciechi per vedere, troppo sazi per gustare. E voi che dite? E' arrivato il momento di lavare i piatti?

mercoledì 14 gennaio 2009

L' Acqua

Tempo fa abbiamo avuto il piacere d'avere a cena, una coppia d' amici che risiedono in Svizzera, e insieme a loro c'era la figlia ventenne, che per motivi di lavoro vive lontano dai genitori e conduce una vita indipendente. Stiamo per iniziare, quando ci rendiamo conto d'aver finito l'acqua minerale che normalmente consumiamo, così sprovvisti, si è costretti a ricorrere al rubinetto. Allorchè l' acqua arriva a tavola, la ragazza nota l' etichetta sulla bottiglia e contenta esclama." Ah meno male, io bevo solo acqua Panna," e cosa ancor più strana dopo aver bevuto ha cominciato a decantare le virtù di quella marca, senza che avessimo il coraggio di dire la verità.
Ripensando all'accaduto, mi rivedo bambino, quando facevo la fila davanti alla fontana pubblica, con diversi recipienti, (bumbuli e quartare) per portare a mia madre l' acqua necessaria ai bisogni della casa. Certo le condizioni sono diverse da luogo a luogo e ancora oggi c'è chi si vede costretto ad attraversare la casa, chi un intero deserto, e tutto per un bicchiere d'acqua. (così ha scritto l'ecologista americano Amory Lavins).
In realtà in Africa, molte donne impiegano sei ore ogni giorno per andare a prendere l'acqua e spesso si tratta di acqua inquinata, d'altra parte i famosi tuareg del deserto, si accampano a non meno di otto chilometri dal pozzo, perchè? 
Per il fatto che i bambini non devono prendere per scontato la presenza dell'acqua. In Israele la gente ha scoperto che con un pò di ingegno, la stessa acqua si può usare prima per lavare, poi negli impianti igienici e infine per l'irrigazione. Inoltre, poichè nelle regioni aride l'acqua è un bene troppo prezioso per essere sfruttata solo per la coltivazione dei datteri, nella maggior parte delle oasi della Tunisia meridionale si pratica la "coltivazione a sei ordini". Una tecnica già citata da Plinio quasi 2000 anni fa: sotto un alta palma si fa crescere un ulivo, sotto l'ulivo un fico, sotto il fico un melograno, sotto il melograno una vite, e, sotto la vite si semina dapprima il grano e poi vari ortaggi, tutti nello stesso anno; in tal modo ciascuna pianta cresce all'ombra di un altra e l'acqua che viene usata per l'irrigazione le disseta tutte contemporaneamente.
Se poi andiamo in Cile nel deserto di Atacama, troviamo che è stato adattato con successo l'antico metodo arabo per ricavare acqua dalla nebbia e così grazie a delle reti gigantesche che sono state costruite è stato possibile produrre acqua potabile per i 350 abitanti del villagio di Cgungungo.
L' acqua quindi vuol dire vita.... o morte, come si può leggere nella biografia di Herman Mikkelsen. Durante la prima guerra mondiale nel corso di una battaglia avevamo caldo e non c'era acqua. Vidi una borraccia su un camerata morto, come la vide un altro. Mi guardò e io guardai lui, e gli sparai, uccisi un compagno per un pò d'acqua. Che tristezza !
Eppure proprio in questi giorni in seguito all'attacco isaeliano nei territori palestinesi si continua a morire e l' acqua non si trova. Diversi hanno cominciato a bere l'acqua del mare a riconferma del fatto che mentre è possibile rinunciare alla guerra, " se si vuole " non è possibile rinunciare all'acqua.

sabato 10 gennaio 2009

La Virgola

La virgola, che spesso incontriamo nel nostro cammino di lettori, è secondo il dizionario della lingua italiana, un segno d' interpunzione, a forma di un bastoncino leggermente ricurvo che rappresenta la pausa più breve all' interno del periodo.
Questa descrizione mi rimanda ai tempi della scuola, allorchè il maestro, paragonava la virgola a una stazione secondaria dove i treni avrebbero solamente rallentato, mentre il punto rappresentava stazioni principali dove i treni in transito si sarebbero sicuramente fermati.
Era un esempio da applicare per una lettura corretta, rispettosa della punteggiatura. Per noi ragazzi leggere bene era importante, in vista della gara di lettura in programma tutti i lunedì che il maestro seguiva con estremo interesse, e dal suo voto dipendeva alla fine il posto che si andava a occupare per l' intera settimana.
L'aula ospitava una trentina di banchi divisi in gruppi di dieci e a seconda del gruppo si veniva identificati con un animale. I primi dieci, quelli che avevano ottenuto i voti migliori nella lettura , venivano chiamati cavalli, seguivano i muli e infine gli asini. Certo questo lasciava spazio a qualche battuta in riferimento ai compagni che occupavano le ultime sedie, mentre c' era un senso di soddisfazione stare in mezzo ai cavalli e questo incrementava in noi ragazzi il desiderio di impegnarci nella lettura.Mia madre ci sosteneva mediante la sua buona cucina, nella quale molto spazio era dedicato alle verdure, tra cui gli spinaci. "C'è un alta percentuale di ferro" diceva, in realtà una virgola messa al posto sbagliato ha lasciato credere una cosa non vera, il ferro c' è sempre, ma in una misura modesta. E' solo un esempio, ma questo ci aiuta a capire l' importanza di mettere questo segno al suo giusto posto. 
Almeno in un caso, lo spostamento di una semplice virgola significò libertà per un uomo in carcere. Il fatto risale a Umberto 1° di Savoia 1844-1900 chiamato "il re buono" per l' impegno dimostrato in occasione di sciagure nazionali. All' inizio del suo regno gli fu presentata la supplica di un condannato che chiedeva la grazia.
A margine, il ministro competente aveva scritto: "Grazia impossibile, lasciarlo al penitenziario". Umberto spostò semplicemente la virgola: "Grazia, impossibile lasciarlo al penitenziario". Dopodiche, lieto di essere dello stesso parere del ministro scrisse sotto la domanda: "Concessa". Non conosco il nome del condannato , ma spero che da quel momento in poi abbia dato un giusto riconoscimento alla virgola. Per quel che mi riguarda controllo sempre alla fine di uno scritto, se le virgole sono al loro giusto posto, ma c' è sempre qualcuna che sfugge, e allora ripenso all' esempio del maestro e ai treni e alle stazioni che attraversano, per capire che quando un esempio è valido rimane nel cuore.

sabato 3 gennaio 2009

Donne Al Volante

Donne al volante pericolo costante.
Il detto lascia poco spazio alla fantasia e trasmette un messaggio su cui si può ragionare.
Se comunque torniamo indietro nel tempo, troviamo che nel 205 a.C. i Romani approvarono una legge che proibiva alle donne di guidare il cocchio... una decisione contestata dalle stesse donne che nel 18o a.C. invasero la capitale e diedero molto da fare ai senatori, finchè Marco Catone non fece un discorso a favore dei diritti delle donne e non fu loro accordato il diritto di guidare.
In tempi più recenti, a motivo dei diversi incidenti in cui erano coinvolte donne alla guida delle loro carrozze, Luigi XV° proibì di guidare a tutte le donne sotto i trent'anni di età. I risultati furono sorprendenti, tutte le donne smisero di guidare, dato che nessuno voleva ammettere di avere più di trent'anni. Nel luogo dove sono cresciuto, c' erano poche donne alla guida di un auto, tra queste la mia prof di matematica, la cui altezza non le permetteva di vedere all'esterno della vettura. Era indispensabile aiutarsi con dei cuscini che le permettevano quell' altezza necessaria per viaggiare in sicurezza. Una mattina tuttavia, nel venire a scuola, non si fermò a uno stop e si scontrò con un altra auto a cui avrebbe dovuto dare la precedenza. Entrando in classe comunque, non volle riconoscere le sue responsabilità e cominciò a disprezzare l' autista dell'altra vettura per il semplice fatto che era un contadino. Davvero una lezione di cattivo esempio. Storia antica? Proprio di recente mio figlio è stato tamponato in autostrada da una donna, che invece di assumersi le sue responsabilità, ha cercato di fuggire. Come se non bastasse, quando è stata raggiunta, ha esibito un tesserino , identificandosi per una poliziotta. Da un indagine fatta presso le autorità competenti si è scoperto che il documento non solo è falso, ma che la donna ha altri precedenti. E' scattata la denuncia..... Ovviamente ci sono autisti e autisti. Col tempo infatti mi sono reso conto che tra gli autisti bravi o negligenti c' erano sia uomini che donne, e fu proprio una donna a darmi molti anni fa le prime lezioni di guida, e se non fosse stata per la sua determinazione e la sua costanza, difficilmente avrei preso la patente.
A lei un bacio di ringraziamento, ( si tratta di mia moglie ), mentre un sorriso di approvazione è per Alessandra, una nostra amica che da anni lavora presso una Scuola Guida e dà lezioni a uomini e donne.