lunedì 26 gennaio 2009

Ricordando Ravensbruck

E' il tempo dei ricordi, e oggi i ricordi sono amari perchè ci riportano al tempo dell' orrore, quando milioni di persone morirono perchè ebrei o perchè non in linea col regime nazista.
Di recente ho letto un libro sull' argomento, il titolo è "Le donne di Ravensbruk "e raccoglie la testimonianza di alcune deportate italiane che vissero l' incubo del campo di concentramento.
E' un libro che merita tutta la nostra attenzione e colgo l' occasione per condividere alcuni appunti che ho registrato nell' archivio del mio cuore.

Ogni tanto ci chiamavano:" Bisogna andar a passar la visita!" Nude! Per farci esaminare magari le mani e gli occhi. A casa ci avevano insegnato che neanche ai fratelli ci si poteva presentare in sottana, e li invece, nude, di fronte a tutti! Ricordo sempre che la mia mamma, poverina, la prima volta che dovette spogliarsi non sapeva dove guardare, non sapeva cosa dire. Trovarsi nuda di fronte alle sue figliole, ad altre donne, a uomini. E noi ragazze non la guardavamo in faccia, perchè capivamo che lei aveva vergogna di noi. Era una cosa schifosa, pazzesca, bestiale. Nude, nude, davanti a una porta ad aspettare, al freddo, sotto al nevischio, perchè il gelo arriva presto in quei luoghi . .. Una cosa che non si può capire.
-Livia Borsi Rossi

Non avevamo mai il coraggio di marcar visita e ci decidevamo proprio quando non potevamo star più in piedi perchè, se poi la febbre non era più di 39° eran botte. Ci mettevano tutte in fila e ci infilavano una dopo l' altra il termometro dall'ano, naturalmente. E di dover andare in infermeria eravamo anche terrorizzate non per paura dei forni crematori, perchè ancora non se ne parlava molto, ma solo di non trovare nessuna italiana, nessuna con la quale parlare, nessuna che potesse capire.
-Lina Baroncini Roveri

Sopratutto mancano cure e medicinali adatti a donne che dal momento della deportazione non hanno avuto più mestruazioni e ora si lamentano per disturbi vari: nausee, capogiri, gonfiori anormali. Se capitava che qualcheduna vedeva una goccia di sangue si metteva a ballare. Io chiedevo:" Ma cos'ha? E' matta quella lì?" Mi dicevano:" Eh, è perchè ha visto una goccia di sangue
- Lidia Beccaria Rolfi

Rinunciare a lavarsi quotidianamente è il primo scalino della disumanizzaione , ma poche se ne rendono conto. Invece di lavarsi, molte preferiscono arrivare presto all' appello per trovare posto al centro e non rimanere all' esterno delle file dove è facile buscare gli schiaffi della blockowa quando passa in rassegna il suo gregge prima dell' arrivo dell' Aufseherin o attirare l' attenzione dell' Aufscherin, del suo frustino o dei suoi cani.

L' aborto è praticato fino all' ottavo mese e il feto, che spesso è già un bambino vivo , è bruciato in una stufa, mentre la madre è rinviata immediatamente in fabbrica.
I neonati appena vengono al mondo sono strangolati o annegati in un secchio d' acqua davanti alla madre.

Ondina aveva 18 anni ma non voleva più vivere.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

non esistono parole...per commentare...e chi ne ha è perchè ha lo stesso sangue di quegli esseri disumani!maledetti!

Anonimo ha detto...

E poi qualcuno trova ancora il coraggio di dire che tutto questo, non è mai esistito.. CHE VERGOGNA!!

Anonimo ha detto...

ADDIRITTURA DIRE...NELLE CAMERE A GAS DISINFETTAVANO GLI EBREI!!!NON SAPEVO CHE X DISINFETTARSI BISOGNA MORIRE!