mercoledì 14 gennaio 2009

L' Acqua

Tempo fa abbiamo avuto il piacere d'avere a cena, una coppia d' amici che risiedono in Svizzera, e insieme a loro c'era la figlia ventenne, che per motivi di lavoro vive lontano dai genitori e conduce una vita indipendente. Stiamo per iniziare, quando ci rendiamo conto d'aver finito l'acqua minerale che normalmente consumiamo, così sprovvisti, si è costretti a ricorrere al rubinetto. Allorchè l' acqua arriva a tavola, la ragazza nota l' etichetta sulla bottiglia e contenta esclama." Ah meno male, io bevo solo acqua Panna," e cosa ancor più strana dopo aver bevuto ha cominciato a decantare le virtù di quella marca, senza che avessimo il coraggio di dire la verità.
Ripensando all'accaduto, mi rivedo bambino, quando facevo la fila davanti alla fontana pubblica, con diversi recipienti, (bumbuli e quartare) per portare a mia madre l' acqua necessaria ai bisogni della casa. Certo le condizioni sono diverse da luogo a luogo e ancora oggi c'è chi si vede costretto ad attraversare la casa, chi un intero deserto, e tutto per un bicchiere d'acqua. (così ha scritto l'ecologista americano Amory Lavins).
In realtà in Africa, molte donne impiegano sei ore ogni giorno per andare a prendere l'acqua e spesso si tratta di acqua inquinata, d'altra parte i famosi tuareg del deserto, si accampano a non meno di otto chilometri dal pozzo, perchè? 
Per il fatto che i bambini non devono prendere per scontato la presenza dell'acqua. In Israele la gente ha scoperto che con un pò di ingegno, la stessa acqua si può usare prima per lavare, poi negli impianti igienici e infine per l'irrigazione. Inoltre, poichè nelle regioni aride l'acqua è un bene troppo prezioso per essere sfruttata solo per la coltivazione dei datteri, nella maggior parte delle oasi della Tunisia meridionale si pratica la "coltivazione a sei ordini". Una tecnica già citata da Plinio quasi 2000 anni fa: sotto un alta palma si fa crescere un ulivo, sotto l'ulivo un fico, sotto il fico un melograno, sotto il melograno una vite, e, sotto la vite si semina dapprima il grano e poi vari ortaggi, tutti nello stesso anno; in tal modo ciascuna pianta cresce all'ombra di un altra e l'acqua che viene usata per l'irrigazione le disseta tutte contemporaneamente.
Se poi andiamo in Cile nel deserto di Atacama, troviamo che è stato adattato con successo l'antico metodo arabo per ricavare acqua dalla nebbia e così grazie a delle reti gigantesche che sono state costruite è stato possibile produrre acqua potabile per i 350 abitanti del villagio di Cgungungo.
L' acqua quindi vuol dire vita.... o morte, come si può leggere nella biografia di Herman Mikkelsen. Durante la prima guerra mondiale nel corso di una battaglia avevamo caldo e non c'era acqua. Vidi una borraccia su un camerata morto, come la vide un altro. Mi guardò e io guardai lui, e gli sparai, uccisi un compagno per un pò d'acqua. Che tristezza !
Eppure proprio in questi giorni in seguito all'attacco isaeliano nei territori palestinesi si continua a morire e l' acqua non si trova. Diversi hanno cominciato a bere l'acqua del mare a riconferma del fatto che mentre è possibile rinunciare alla guerra, " se si vuole " non è possibile rinunciare all'acqua.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi sono piaciute le tue informazioni, sono d'accordo nel dire che si può stare senza cibo, ma non senza acqua, abbiamo sempre molto da imparare, e con un pizzico di positività, guardiamo la vita attraverso un bicchiere d'acqua "mezzo pieno" e non il contrario...

Gloria

p.s ciao Micaela, fatti sentire

miky ha detto...

Approfitto del tuo blog rocco per salutare Gloria!!!