sabato 17 gennaio 2009

Laviamo i piatti?

Mi piace il lavoro - affermò lo scrittore umoristico Jerome K. Jerome, - anzi ne sono affascinato! Posso stare seduto a contemplarlo per ore e ore. E' vero che ci sono dei lavori che possono risultare noiosi e ripetitivi, questo avviene sia fuori che nell'ambito domestico, tuttavia molto dipende anche da noi e dallo spirito che mostriamo nell' affrontare le varie responsabilità .
D' altra parte c'è la necessità di lavorare, e da sempre l' uomo ha compreso l'importanza del lavoro nella vita. Se poi torniamo indietro nel tempo troviamo che nell' antico Perù, presso la popolazione degli Incas, il lavoro era considerato un attività sacra, per la sua capacità di creare collaborazione tra gli uomini. Un loro detto recitava:" In mancanza di altra occupazione, che il popolo trasporti una montagna da un luogo all' altro: in questo modo la pace regnava sovrana". Tuttavia com' è possibile rendere appassionante un attività così frequente come quella di lavare i piatti e sistemare la cucina?
Considerate l'esperienza di Borghild Dahl, una donna che fu praticamente cieca per circa 50 anni." Avevo un occhio solo", scrive " ed era talmente coperto da cicatrici che per vedere non mi restava che che una piccola apertura nell' angolo sinistro." A casa leggeva tenendo il libro a caratteri giganti così appiccicato alla faccia da spazzolare le pagine con le ciglia. Questo non le impedì di prendere due lauree, una all' University of Minnesota e una alla Columbia. Cominciò a insegnare nel piccolo villaggio di Twin Valley, nel Minnesota per diventare poi professoressa di giornalismo e letteratura all'Augustana College di Sioux Falls nel South Dakota. Lì insegnò per tredici anni, tenendo conferenze in circoli femminili e parlando alla radio su libri e autori. " In fondo al mio cervello," scrive, " faceva sempre capolino la paura della cecità totale. Per vincerla, cercai di essere allegra, prendendo la vita dal lato buono." Poi, nel 1943, quando aveva ormai 52 anni, un miracolo: un operazione alla celebre Mayo Clinic. Le sue facoltà visive aumentarono del quaranta per cento. Un nuovo mondo di emozioni si aprì dinanzi a lei. Trovava appassionante persino lavare i piatti nel lavandino della cucina. "Cominciavo a giocherellare con l' acqua spumosa dei piatti," scrive. "Vi immergevo le mani e le alzavo grondanti di piccole bolle di sapone. Le sollevavo contro luce, e in ciascuna bolla potevo scorgere le tinte radiose di un arcobaleno in miniatura."Guardando fuori della finestra, al disopra del lavandino, vedeva " le ali grigie e nere dei passeri in volo attraverso spessi fiocchi di neve." La vista delle bolle di sapone e dei passeri la estasiava talmente che chiuse il libro con queste parole:" Signore, Nostro Padre dei cieli, Ti ringrazio, ti ringrazio.
Che lezione ! Ringraziare Dio perchè si è in grado di lavare i piatti e scorgere l'arcobaleno nelle bolle di sapone e i passeri in volo nella neve! Quanti uomini pur vivendo in un paese di meraviglie, sono stati troppo ciechi per vedere, troppo sazi per gustare. E voi che dite? E' arrivato il momento di lavare i piatti?

3 commenti:

Bahamamama ha detto...

Sono molto cambiati i tempi, questa donna che mori pochi anni prima che io nascessi, mi ha insegnato ancora qualcosa, incredibile, non conoscevo neppure il suo nome, io fortunatamente non ho il problema al suo livello, ma una miopia che a lungo andare mi porterà alla cecità, aprezzo sempre la luce, infatti appena mi sveglio devo aprire le finestre, e mi piace addormentarmi guardando la luna in cielo.
Ho la lavastoviglie, ma qualche volta lavo i piatti a mano, e da ora in poi sicuramente guarderò con interesse le bolle di sapone,
felice di lavare i piatti.

Anonimo ha detto...

bella lezione di vita imparerò a la vare meglio i piatti !!!!!!!!!
ernestina

Anonimo ha detto...

Cara Ernestina,
è sempre molto bello leggere i tuoi
commenti. Un grazie di cuore e a presto. Con affetto
Palma e Rocco