mercoledì 25 febbraio 2009

Ti Sognerò Fino a Trovarti

Alcuni studiosi ritengono che la fiaba di Cenerentola sia nata in Cina.
Si spiegherebbe così l'importanza del piedino della protagonista, un tempo simbolo di bellezza e femminilità in quel paese. 

















La favola, documentata fin dal secolo IX d.C., sarebbe quindi giunta in Europa, dove avrebbe conosciuto vari rimaneggiamenti prima di diventare nota nella versione di Perrault, che ideò la scarpetta di cristallo, la zucca-carrozza e la fata madrina.

Ho 38 anni , non sono sposata, vivo con i genitori e ho un lavoro che odio e amo. Quasi per caso ho seguito una telenovela e ne sono stata talmente presa da non poterne più fare a meno. Mi ha sconvolto sopratutto il protagonista, affascinante fisicamente e spiritualmente, onesto, rispettoso, buono e fedele, valori che andiamo cercando. Era tempo che non sognavo più e questo personaggio non solo mi ha fatto sognare ma mi ha anche aiutato a fare luce dentro di me. E' possibile che questo personaggio abbia avuto simili effetti? L.B. Cremona

Favola e realtà si intrecciano nella parabola del tempo. Il desiderio è sempre lo stesso. Trovare la felicità attraverso l' uomo o la donna della vita. Molti modelli che questa società ci propone, sono purtroppo fallimentari. 
Il vero amore infatti si basa su valori che vanno oltre le parole, oltre l' apparire. 
Stiamo parlando in effetti di un legame molto forte dove uomo e donna sono disposti a offrirsi nella maniera più completa.... tempo fa per esempio un uomo e sua moglie stavano facendo un immersione subacquea nei pressi della costa orientale dell' Australia. I due stavano per tornare in superficie quando all' improvviso comparve un enorme squalo bianco che puntò deciso verso la donna. Con un gesto eroico, l'uomo spinse la moglie da una parte e lasciò che lo squalo si avventasse su di lui. " Ha dato la vita per me" , disse la vedova al funerale.
Questa donna aveva trovato l'uomo della vita, ma il crudele imprevisto ha azzerato in un colpo quella felicità a cui tutti quanti noi aspiriamo.

sabato 21 febbraio 2009

L'Introduzione

Ho letto molti libri e tante introduzioni, ma quella di Italo Calvino nel libro "Se una notte d'inverno un viaggiatore" l'ho trovata veramente originale. Perchè? Giudicate voi stessi.

-Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d' inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell' indistinto. La porta è meglio chiuderla; Di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: "No, non voglio vedere la televisione!" Alza la voce, se no non ti sentono:" Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!"Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida:" Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino. O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace. Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Certo la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d' andare a cavallo. 
A cavallo nessuno ha mai pensato di lggere; eppure ora l' idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura. Bene cosa aspetti? distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo.Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i piedi sollevati; se no rimettitile. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell'altra.Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perchè appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa in modo che la pagina non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un branco di topi; ma stà attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d' interrompere la lettura... Che c'è ancora? devi far pipì Bene saprai tu.........-

Certo dopo queste parole il viaggiatore è invogliato a proseguire il suo cammino.

sabato 14 febbraio 2009

Un Sorriso Alla Vita

Alcuni paragonano la vita a un dramma in tre atti. Di norma nel primo atto predominano l'entusiasmo giovanile e l'istruzione. Il secondo è caratterizzato dalle responsabilità familiari e dal continuo e intenso lavoro. Nel terzo atto gli attori sono invitati a sedersi lontano dalle luci della ribalta e ad aspettare avviliti che scenda il sipario. Quale di questi tre atti state interpretando?
Qualsiasi sia il vostro ruolo in questo momento, siate positivi, non scoraggiatevi.
E' vero come disse qualcuno che c'è sempre un momento in cui la vita ti piega con la faccia a terra ed è il momento di cui si ha più paura, ci si sente soli e non si ha altra voglia quella di scappare, tuttavia ci sono momenti e momenti, giorni e giorni , periodi e periodi e anche le situazioni più difficili possono avere un evoluzione inaspettata.
Sto pensando a Gail Devers un atleta americana che anni fa ho ammirato durante le Olimpiati di Barcellona- 1992 . Dopo aver vinto a sorpresa i 100 metri femminili era esultante. Meno di due anni prima riusciva a malapena a camminare e si parlava di amputare entrambi i piedi a motivo di complicazioni insorte nella cura del morbo di Basedow e invece quelle gambe furono determinanti per la sua vittoria. Certo la vita è piena di problemi e non bisogna essere saggi per paragonarla a una corsa a ostacoli e qui i proverbi non mancano. Per esempio c' è chi la paragona a una cipolla, più si allunga e più ti fa piangere. C'è chi invece suggerisce una dieta forse vincente, come quel proverbio toscano che afferma " Chi vuol vivere sano e lesto, mangi poco e ceni presto". E' un fatto che gli abitanti di Okinava mangiano poco e nutrendosi sopratutto di frutta e verdura superano quasi tutti i 100 anni , comunque è possibile che ci siano altri fattori ,come ci sono altri paragoni , come quello di Pedro Calderon de la Barca quando afferma che la vita è un sogno.Certo ci sono sogni e sogni , ma la vita merita di essere apprezzata e vissuta al meglio con spirito riconoscente e con apprezzamento di cuore. Questo coinvolge non solo le apparenze, ma anche l'uomo o la donna che è in noi, la persona interiore, quella con la quale ci raffrontiamo tutti i giorni . E quando emerge la verità vale la pena scriverla e impararla.
Ho in mente quel tale che tiene un foglio incollato sullo specchio, in bagno, e lo legge tutte le mattine prima di uscire. C'è scritto: "Ero triste perchè non avevo scarpe, finchè non incontrai un uomo che non aveva i piedi."  
Quest' uomo ha imparato a sorridere al miracolo della vita.

venerdì 13 febbraio 2009

In Ricordo di una Balia

Enrico VI divenne re d'Inghilterra nel 1422 quando ancora non aveva compiuto 9 mesi. Due anni dopo, siglò con l' impronta del pollice la nomina ufficiale della gentildonna Alice Butler a bambinaia personale, con licenza di " sgridare ragionevolmente il re, di tanto in tanto ".


In tempi più recenti, si dice che una coppia londinese abbia installato un computer, per fungere da bambinaia. 
Il padre della bambina, esperto in materia di computer, ha programmato il computer a rispondere immediatamente alle grida della piccola Gemma parlandole con tono suadente, con la voce dei genitori. 
La " bambinaia " racconta anche favole all' ora di andare a letto e insegnerà tre lingue alla bambina non appena comincerà a parlare. Che però microfoni e altoparlanti possano sostituire adeguatamente la tenerezza dei contatti umani è tutt' altra cosa.


Diversi anni fa infatti, un amico mi regalò un libro che qualcuno aveva eliminato e a cui lui non era interessato. Al suo interno, c' era una cartolina postale spedita da una balia nel lontano 1928. 
La cartolina è indirizzata alla signorina Piera Forte Borgho Pinti n° 70 Firenze e il suo contenuto è riportato in modo integrale compreso qualche errore grammaticale. Manca il nome di chi scrive, non siamo quindi in grado di identificare la persona, tuttavia pubblicando il suo scritto desideriamo ricordare tutte quelle donne che si sono spese in quest ' attività e che hanno imparato ad amare i bambini degli altri come se fossero i propri.


Mia cara Piera,
io non so come ringraziarla del suo buon cuore di lei e la sua mamma io la ringrazio di tutto cuore e più ringraziamenti da mio marito e poi le faccio sapere che il giorno 6 ho partorito e ho avuto un maschio e cio messo nome Mario e ora sto bene non mi sono rimessa proprio bene ma spero fra pochi giorni di avere la mia salute se non ce più contro di nuovo la ringrazio e saluti da tutta la famiglia saluti alla mamma e un abbraccio alla mia Piera.
Sono sua balia


Da come scrive sembra che lo scritto sia indirizzato alla bambina che ha cresciuto, nel firmarsi non mette il nome, ma ricorda a se stessa e a chi scrive d'essere una balia e anche ora che era diventata mamma e aveva un figlio non lo dimenticava e lo riconfermava, forse nella speranza di tornare presto al suo lavoro. E' così che dobbiamo intendere? Non lo sappiamo ma è possibile.
Certo potremmo dire molto e niente. L'unica verità è che questa donna di cui ignoriamo anche il nome, è entrata nella nostra vita per un momento, attraverso una cartolina...... era una semplice balia.



E infine un ricordo a mia madre che ha ha cresciuto molti figli, ma se avesse fatto la balia di certo non sarebbe stata asciutta in quanto aveva un latte ricco e abbondante, tanto che in un occasione per andare incontro a un altra mamma in difficoltà, dopo aver allattato il proprio bambino aveva ancora abbastanza latte x sostenere un altra vita.

mercoledì 11 febbraio 2009

un Violino per Guarire

Ogni volta che rileggo "La morte di Ivan Il'ic" di Tolstoy, libro che mi emoziona sempre fino allo strazio, mi colpisce il colloquio tra medico e paziente nel quale viene descritta l'angoscia del malato che non riesce ad avere una risposta alla sola domanda che gli interessa: "Il mio stato è grave?"

Così scrive Natale Del Frate di Napoli, ed è la stessa domanda che mi pongo anch'io, quando nel corso di inverni lunghi e freddi sono a casa ammalato e bisognoso di cure e di conforto. In risposta il medico mi prescrive regolarmente il farmaco necessario con il quale combattere l' infezione e riprendermi da queste continue ricadute.

L 'ultima volta che sono andato in crisi, oltre alla visita del medico, ricevetti un altra visita, inaspettata quanto gradita.

Benchè spesso lontana per via dei molti concerti, Nadia ha trovato il tempo di venirmi a trovare e ha portato con se il violino decisa a suonare solo per me.
E' stato un momento molto bello, durante il quale attraverso la voce del violino mi ha fatto sentire l'affetto e il bene che ha per me. La musica ha infatti il potere di trasmettere sentimenti che toccano l' anima e le corde del violino sanno parlare alle corde del cuore. Sono rimasto veramente affascinato davanti a tanta bravura e alla bellezza che ha saputo trasmettermi con la sua musica. Grazie amica mia.

Tra i pezzi suonati : Il Cigno da " Il Carnevale degli Animali di Camille Saint Saens", "Adagio" dalla prima sonata per violino solo in sol minore di Bach e un estratto dal primo tempo del Concerto in Re maggiore per violino e orchestra di Mozart.

Quando la baciai alla fine della sua esibizione ero sempre malato, ma mi sentivo guarito e credo che ognuno di noi dovrebbe avere un violino per guarire.

Ma come nella vita anche durante un concerto l' imprevisto può essere in agguato. Una volta, mentre Ole Bull, il celebre violinista, stava dando un concerto a Parigi, una corda , quella del "la", saltò improvvisamente, e Ole Bull proseguì il concerto su tre corde sole. "C'est la vie", qualcuno commentò, una corda si spezza e finiamo su tre corde sole. 
Non è soltanto la vita, è più che la vita, è la vita che trionfa, è la vita che riesce a continuare anche davanti agli imprevisti, davanti alle situazioni più difficili, davanti alle avversità.

martedì 3 febbraio 2009

Avete Mangiato la Foglia?

Sull' origine della locuzione mangiare la foglia, usata quando si coglie il senso nascosto d' un discorso o d' una situazione senza darlo a vedere, sono state avanzate ipotesi diverse. Alcuni ritengono che essa derivi dal mondo contadino e si riferisca alle diverse fasi della crescita dei bovini: poichè infatti l'età dei vitelli incomincia a farsi più.... matura quando essi passano a un'alimentazione a base di vegetali e non più di latte, il senso pratico degli allevatori associò all'atto del "mangiare la foglia" il concetto di una maggiore ragionevolezza e perspicacia.Ovviamente ci sono situazioni e situazioni, e non sempre è facile mangiare la foglia, per esempio nel 1987 a Goiania in Brasile un uomo ignaro aprì un contenitore di piombo che faceva parte di un apparecchiatura medica in disuso. All'interno c'era cesio 137.  Affascinato dalla luce azzura che questa sostanza emetteva, mostrò la sua scoperta agli amici. Nel giro di una settimana all'ospedale locale cominciarono ad arrivare le prime vittime. Migliaia di persone furono sottoposte a controlli per scoprire tracce di contaminazione. Circa un centinaio di persone si ammalarono. Cinquanta dovettero essere ricoverate, e quattro morirono. Il pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se il cesio fosse stato disperso intenzionalmente fa venire i brividi.Questo esempio, anche se un po 'particolare illustra tuttavia il valore di capire le situazioni, onde evitare il peggio. 
C' è invece un simpatico racconto in cui la foglia mangiata non fu simbolica e servì allo scopo. L'anno è il 1850 il personaggio è una lumaca del deserto trovata in Egitto e ritenuta morta, per cui venne esposta al Museo Britannico su una cartolina. Dopo essere stato esposto per quattro anni, il raro esemplare uscì dal guscio. Si nutrì di foglie di verza e riprese la sua vita. In ogni caso mangiare la foglia fa bene sia al corpo che allo spirito. La domanda quindi potrebbe essere questa: " Quando è stata l' ultima volta che avete mangiato la foglia?