martedì 31 marzo 2009

Rumore di Carrozza

Sicuramente ero molto piccolo, ricordo infatti con fatica quel giorno , in cui mia madre mi mandò dal bottegaio vicino casa, per comprare due etti di rumore di carrozza.
Con un sorriso insolito , il bottegaio mi osservò e poi si raccomandò di riferire alla mamma che il rumore di carrozza era finito. Era il 1° di aprile di tanti anni fa.

La storia del "pesce d'aprile" si perde nella notte dei tempi......
Secondo alcuni l' usanza deriverebbe dalle pesche primaverili, spesso infruttuose: nei primi giorni di aprile, per cui al loro ritorno in porto i pescatori venivano derisi per l'inutile vagabondare.Un altra ipotesi tira addirittura in ballo Gesù , costretto ad andare da Erode a Pilato a Caiafa, per cui a girovagare senza meta. Il termine poisson (pesce) sarebbe la storpiatura, in francese, di passio. La passione del Cristo.





Fino al xvi° secolo, in Francia, il primo giorno dell' anno era il 25 marzo. I festeggiamenti culminavano il 1° aprile con banchetti e scambi di doni. Nel 1564 re Carlo ix decise di adottare il calendario gregoriano e di spostare il capodanno al 1° gennaio. Ma alcuni sudditi non accettarono il cambiamento. Ben presto i loro concittadini iniziarono a sbeffegiare l'usanza e ogni anno, in occasione del 1° aprile, inviavano ai" tradizionalisti" regali burla o li invitavano a feste fantasma.La spiegazione che più mi diverte è quella che ne attribuisce la paternità all' imperatore romano Domiziano. Una volta, il 1° aprile di un anno imprecisato, egli avrebbe convocato d'urgenza il Senato per affrontare " gravi problemi di stato". I senatori accorsero in preda all'agitazione: L' imperatore entrò nel salone delle riunioni seguito da due schiavi che portavano un pacco, diede ordine d' aprirlo e .... apparve un grosso pesce. " Ecco qui il problema spiegò con tono grave agli sbalorditi senatori.- Come lo cuciniamo?

In relazione al pesce viene poi usato il termine abboccare, per capire dobbiamo ancora una volta tornare indietro nel tempo fino ai giorni di Cleopatra , che prepara uno scherzo ai danni dell' amante romano Marco Antonio.
Sfidatolo a una gara di pesca, e avendo scoperto che Marco Antonio aveva incaricato uno schiavo di attaccargli all' amo una grossa preda, lo proviene e gli fa " abboccare " un enorme pesce " in pelle di coccodrillo.

Certo ci vorrebbe molto spazio per elencare tutti gli scherzi che sono stati fatti nel corso del tempo, ma almeno uno vale la pena ricordarlo.

Parigi 1967. Tutti i giornali pubblicano la notizia che il governo francese ha deciso di cancellare le pene per le infrazioni al Codice stradale commesse prima del gennaio 1966. La notizia è vera, ma nessuno ci crede. Un pesce d'aprile alla rovescia.

giovedì 26 marzo 2009

Amore d'oriente

Mel è una cara amica di famiglia da sempre innamorata del Giappone e della sua cultura. E' una persona che sa farsi volere bene e con i suoi modi delicati e accattivanti ha finito col coinvolgere anche noi in questa sua passione per l'oriente, tanto che tempo fa, abbiamo voluto mostrarle tutto il nostro affetto regalandole un kimono ,che come per incanto ha fatto la sua apparizione nella vetrina di un negozio. Spesso nelle mie letture mi capita poi di trovare aspetti interessanti intorno al Giappone e ai giapponesi, allora mi diverto a prendere brevi appunti che Mel legge con
piacere, ecco alcuni esempi :

" Tra le tante formule con cui in passato un giapponese chiedeva la mano della moglie:" Mi puoi lavare le mutande?".

" Le nuvole passano sopra la luna" espressione per indicare il ciclo mestruale.

In Giappone non esistono parolacce, il peggior insulto è baka, stupido

Le punizioni nelle scuole sono corporali: schiaffi,calci,bacchettate. Il regolamento interno di alcuni istituti pretende che i ragazzi, dopo la punizione,ringrazino l'insegnante.

A Tokio le strade non hanno nomi e numeri, si distinguono semplicemente per esser vicine a edifici noti. Gli abitanti si orientano con l'aiuto di mappe, alcuni si fanno stampare sul biglietto da visita quella della zona dove abitano.

Gokurosama significa molto obbligato per il suo disturbo, espressione usata spesso quando il postino recapita la posta o quando il ragazzo consegna il giornale.

Da un giornale del 1954:" Il delicato modo di esprimersi che contraddistingue i giapponesi non trascura neppure le etichette dei barattoli di cibi conservati. Ad esempio, su una scatola di ostriche in salamoia si può leggere:" Questi molluschi sono stati scorticati con la tenerezza di una madre che si cura del proprio figlio e messi in scatola con un senso dell'onestà degno dei nostri antichi samurai.

Secondo il galateo giapponese, quando ci si saluta è doveroso fare un inchino:( Ci sono tre diversi inchini a seconda dello status dell' interlocutore)
Quello più comune e informale si esegue piegandosi di circa 15 gradi per due secondi, mentre con gli estranei è opportuno raggiungere almeno i 30 gradi per tre secondi. E' inoltre considerato da maleducati rialzare la testa per primi davanti a una persona che sia di grado più elevato, mentre evitare di rispondere a un inchino costituisce una grave offesa, paragonabile al rifiuto di stringere la mano a una persona che ce la offre.

In Giappone, quando si deve scrivere una lettera, è pressochè obbligatorio iniziarla con osservazioni sul tempo meteorologico.Esistono tutta una serie di formule adatte alle diverse situazioni climatiche: ad esempio chi scrive in gennaio può esordire cos'ì " Il freddo s'è fatto intenso. Voi come state?, mentre in giugno si può cominciare con:" E' arrivata la stagione delle piogge. Voi come state?". Tali formule di rito si possono evitare solamente quando la lettera ha un tono informale, ad esempio se è indirizzata a un amico intimo: in questo caso, al posto dei riferimenti al tempo si è soliti scrivere la frase:" Scusami se salto i convenevoli".

Lettera di un Kamikaze di 17 anni, morto il 20 aprile 1945:" Cara madre, com' è dolce la primavera per me da quando so che cadrò puro come un fiore di ciliegio. So che piangerai, ma cerca di capire che la mia morte è per il bene. Ti ringrazio per avermi messo al mondo maschio. Se fossi nato ragazza non avrei mai potuto godere del privilegio di offrire la mia giovane vita all' imperatore.

Per animare un burattino giapponese si devono manovrare 40 leve. E' necessario studiare 10 anni per apprendere la tecnica che fa muovere le gambe, altri 15 per quella relativa al braccio sinistro. Solo a questo punto si può passare allo studio della testa e del braccio destro.

Le antiche case giapponesi sono progettate in modo da mostrarsi per gradi, come se si svolgesse il rotolo di un dipinto: il muro di cinta, un giardino, un cancello, un altro giardino, infine le stanze, vuote al punto da sembrare spoglie, circondate oltre che unite dai corridoi. In estate spesso si tolgono le porte per far circolare in tutti i locali la luce e la brezza.

Vasellame. Le padrone di casa cambiano piatti e vasellame a seconda delle stagioni, intonandoli col verde dell' erba e il giallo delle foglie.

Giunto alla sua maggiore età, il giapponese muta il proprio nome che è stato tirato a sorte all'atto della nascita. Ne riceve un 3° quando si sposa e un 4° se assume funzioni politiche un 5° e così via ogni volta che monta di grado.

O Yasumi Nasai Mel

sabato 21 marzo 2009

Loacker Pianoforte

E' giovedì ed è giorno di spesa, mentre ci aggiriamo tra le diverse corsie del supermercato, gli occhi si soffermano per qualche istante nella zona dei biscotti, ci sono diverse confezioni di Loacker e i ricordi ci fanno tornare indietro di oltre 20 anni.

Quel 14 Maggio 1986 era un giorno come tanti altri, ma l'improvviso arrivo del postino cambiò di colpo l'atmosfera della casa. Portava con se un telegramma e concitato riferì che aveva una buona notizia per noi. Nell' entusiasmo che seguì mia moglie lesse in fretta e per qualche istante si convinse d'aver vinto un pianoforte, in realtà il telegramma parlava di qualcos'altro.
Ecco il testo:' LOACKER PREMIAFORTE
COMPLIMENTI, HA VINTO UNA SETTIMANA PER DUE PERSONE
IN ALTOADIGE CAMERA RISERVATA ALL'ALBERGO AL LAGO,
COSTALOVARA/ RENON DAL 05 AL 12 LUGLIO 1986ATTENDIAMO CONFERMA URGENTE, SEGUE DEPLIANT ALBERGO
DISTINTI SALUTI A.LOACKER SPA / RENON'



Alcuni giorni dopo, giunse l'ulteriore conferma attraverso una lettera e con soddifazione abbiamo letto: ' Gentile Cliente, abbiamo il piacere di comunicarLe che, in presenza del dottor Salvatore Francia dirigente dell' Intendenza di Finanza di Bolzano, in data 30 Aprile 1986 è avvenuta l'estrazione di N. 10 Motorini Califfone ATALA, 15 Biciclette MEC 24 ATALA e 15 settimane per due persone in Alto Adige.
Con viva soddisfazione lei è risultato il vincitore di una settimana per due persone in Alto Adige.......'Che dire?



A distanza di anni abbiamo un buon ricordo di quella vacanza, dell'albergo che ci ha ospitato (Wolfsgruben-Ritten) e dello Sciliar la montagna che fa da splendida cornice alla zona intorno ad Auna dove tra l'altro si trova lo stabilimento della Loacker.
Ripensandoci bisogna ammettere che la vincita è stata possibile grazie alle numerose confezioni di biscotti che il nonno regalava ai due nipotini. Personalmente avevo l'incarico di spedire le buste con gli incarti in vista dell'estrazione. Ero convinto che buste colorate avrebbero avuto maggiore possibilità, forse un bambino li avrebbe preferiti in mezzo a tante buste bianche...Grazie Loacker.

giovedì 19 marzo 2009

Che Uomo!

Certa gente riesce sempre a cavarsela. Uno di questi tipi sta vicino a noi. La moralità non ha nessun valore per lui. Non è sposato, e vive apertamente con una donna di cui va pazzo; E non si preoccupa di quello che pensano o dicono i vicini. Non ha alcun rispetto per la verità nè per la legge. I doveri del cosiddetto buon cittadino sono una sciocchezza, per ciò che lo concerne. Non si reca mai alle urne per votare. Non pensa mai a pagare un conto. L' abbiamo visto fare una corsa in taxi limitandosi a dare al conducente una compiaciuta occhiata. Non muove un dito per lavorare; Non va in chiesa; non sa giocare a carte, nè ballare, nè si preoccupa di prendere in mano uno strumento musicale o accendere seriamente la radio. Per quel che ne sappiamo, non ha alcun interesse intellettuale nè culturale. Trascura terribilmente il suo aspetto. E' così indolente che lascerebbe bruciare la casa prima di dare l' allarme. Il telefono può suonare all'infinito senza ch'egli si interessi di rispondere. Anche su un argomento così controverso come quello dei liquori, nessuno sa mai in che condizioni egli sia, perchè un minuto è asciutto, e il minuto successivo è bagnato. Ma possiamo dir questo a suo favore, che malgrado tutti i suoi difetti, viene da una buonissima famiglia. E' il nostro bambino appena nato.

domenica 15 marzo 2009

Nostalgica Malinconia

Siete nati dopo il 1955? Allora per voi le probabilità di soffrire prima o poi di depressione grave sono tre volte maggiori di quelle che avevano i vostri nonni. E' questa la conclusione a cui è giunto uno studio internazionale che ha interessato più di 39.000 persone in nove paesi. In realtà, se il 20° secolo ha introdotto "l'Era dell' Ansia " ora assistiamo al sorgere "dell' Era della Malinconia". Il suono di questa parola è dolce, ma le origini sono di ben diversa natura: dal greco " melancholia " composto di "melas ", cioè nero e di un derivato di "Cholè" , ossia bile, perchè causata secondo la medicina antica, dall'umor nero della bile. Soltanto nell'Ottocento la parola si svincolò dall' ambito della medicina per passare in quello dei sentimenti. Siamo così alla vaga tristezza, alla struggente inquietitudine , che infiamma l'animo dei poeti. Si parla così della malinconia amorosa / del nostro cuore -Saba, baluastrata di brezza/ per appoggiare stasera/ la mia malinconia, -Ungaretti La mia malinconia / di fanciullo invecchiato non doveva pensare, - Montale . Come si può ben capire la nostalgia può affligere chiunque.
Amytis, figlia di Astiage re di Media, a quanto pare aveva ogni ragione per essere felice: ricchezza, prestigio e una bella casa, eppure aveva così tanta nostalgia dei monti della Media che il marito, il re Nabucodonosor, costruì i giardini pensili di Babilonia per cercare di confortarla. Il sentimento quindi è antico, anche se il termine è più recente. Infatti la parola nostalgia venne coniata nel 1688 da un giovane alsaziano, per indicare nella sua tesi di laurea, la malattia che coglieva gli svizzeri che militavano negli eserciti stranieri. Inizialmente la parola usata era heimweh ( dolore ), ma sembrando poco solenne fu tradotta in greco e ne venne nostalgia, da nostos ( ritorno) e algos ( dolore ), e allora a tutti coloro che soffrono di nostalgica malinconia ecco una dolce poesia.

Una nostalgia mi è presa di rivedere mia madre
i miei fratelli
la nostra casa fra i platani
udire la voce
di chi mi è consanguineo.
Il resto è nulla. I tramonti della mia terra valgono.
Il resto è nulla.
In tutto il resto io sono
ospite passegero.
Nella mia casa
intorno alla stufa
la famiglia si raccoglie.
Ci guardiamo.
Siamo ben noi.
Le strade del mio paese mi chiamano.
Il mare rotola sulla riva un' onda
che conosce i miei giochi
" Dolce paese della mia fanciullezza"
qualsiasi cosa tu mi abbia fatto
eccomi a te di nuovo.
Nelle sere, insieme ai miei
tra il grido viola di uccelli,
nei platani aperti all'amore
ecco la vita riprende.

sabato 14 marzo 2009

La Battimazza

Sono alla lettera b del dizionario della lingua italiana e mentre sotto i miei occhi scorrono le diverse parole che iniziano con la seconda lettera dell'alfabeto, l' interesse si ferma su una parola che mi permette di aprire una finestra sul mondo dei ricordi.

La parola è battimazza e si riferisce
all' aiutante del forgiatore. Fin da pccolo conservo infatti
l'immagine di mio padre intento a lavorare intorno alla forgia , uno speciale fornello dove arroventava il ferro per poi batterlo sull' incudine. E' così che realizzava i suoi capolavori, tra cui piastre di
ferro che poi fissava al bordo esterno della pianta degli zoccoli di buoi, cavalli asini e muli, con tutti i rischi che l' operazione comprendeva.
Non era insolito infatti che un animale scalciasse e quelli erano calci pericolosi.La protagonista del racconto tuttavia, è la battimazza, cioè mia madre. Infatti mentre mio padre con una tenaglia teneva il pezzo da lavorare e con l'altra impugnava il martello, alternava i colpi con mia madre,l a quale lo soteneva in questo duro lavoro. Infatti considerando che la mazza aveva un peso che oscillava tra i dieci e i dodici chili c'è da capire che l' impresa non era facile, tra l'altro mentre la battimazza cercava di non perdere il tempo, con la coda dell' occhio controllava il più piccolo dei suoi bambini che deposto in una cesta era collocato a una distanza di sicurezza.
C' erano poi situazioni curiose, come quella volta che diverse scintille colpirono il piede della battimazza, che a motivo del bruciore ha cominciato a saltellare e contemporaneamente continuava a fare il suo lavoro, in virtù del fatto che il ferro va battuto finchè è caldo e non erano permessi distrazioni. Certo questa è un immagine che appartiene a un mondo passato, oggi è difficile pensare a una donna battimazza, ma questi sono i miei ricordi e trovo giusto conservarli. Leggevo tempo fa tra l'altro che" il fabbro è posto in relazione con gli dei i quali secondo la mitologia gli insegnano la loro arte e lo definiscono l' eletto degli dei". Di certo so che la gente del posto si rivolgeva a mio padre chiamandolo 'Maestro' e con altrettanto rispetto si parlava di mia madre come della 'Maistra'. A entrambi desidero dedicare un aria di Handel dal titolo "Il Fabbro Armonioso"

lunedì 9 marzo 2009

Inseguendo la Felicità

Ho in mente Venere che osservando Vulcano lavorare nella sua fucina, guarda con ammirazione i suoi muscoli, la forza delle sue braccia, la sua potenza e va in estasi. Vuole quel dio solo per lei.


Ho un uomo che tutte mi invidiano: generoso, simpatico, gentile. Non faccio in tempo a concepire un desiderio che lui ha già fatto in modo di soddisfarlo. Anticipa i miei bisogni, mi copre di ogni tipo di regali, di attenzioni di sollecitudini. Un uomo meraviglioso penserà lei, è quello che pensano tutti, ma io ne sono soffocata. Non reggo più la sua capillare benevolenza che non lascia il minimo spazio alla mia iniziativa, ai miei pensieri autonomi, ma sopratutto alla mia voglia di ottenere qualcosa con le sole mie forze. Di questo fantastico fidanzato non posso nemmeno lamentarmi perchè mi sentirei ingrata e ingenerosa. Io ho voglia di lasciarlo ma non riesco a trovare il coraggio, primo perchè non reggerei lo stupito scandalo di amici e parenti poi perchè in fondo ho paura di restare sola. - Milena 29 anni - Trapani

Ora Venere osservando Vulcano nota il suo sudore, la sua sporcizia e lo guarda con occhi diversi.
Si sente trascurata. Lui è sempre impegnato col suo lavoro e lei ........... ha deciso di lasciarlo. Anche gli dei hanno i loro problemi.

venerdì 6 marzo 2009

L' Invidia

Ho una vita relativamente felice, eppure non riesco a dominare l'invidia che provo per mia sorella di otto anni più giovane. Mi sembra che lei riesca meglio in tutto: I suoi piatti sono più gustosi dei miei, la sua casa più elegante, le sue figlie più studiose, i suoi regali più indovinati, i suoi commenti più appropriati. E, per giunta, lei non invecchia mai. - Carla

L'invidia così espressa fa solo soffrire ed è controproducente, se ne ha un ulteriore prova in un film che ho visto di recente dal titolo" In Her Shoes "dove Toni Collette e Cameron Diaz interpretano in maniera magistrale la parte di due sorelle rivali.
Non fa sicuramente bene nutrire sentimenti di rancore e avversione per gli altri a motivo dei loro beni, privilegi, prosperità, posizione o reputazione. Chi è invidioso vuole avere quello che hanno gli altri e può pensare che chi possiede ciò che a lui manca non meriti di averlo.
Da sempre i saggi del mondo si sono schierati compatti su questo tema: " L' invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto e più ti torna a galla scrive Moravia, mentre Nietzsche aggiunge " Ecco un invidioso: non augurargli di aver figli: sarebbe geloso di loro perchè non può più avere la loro età. In una società matura, la rivalità è fuori luogo, infatti le qualità emergenti sono la prontezza a cooperare, l' unità e l' amore, non lo spirito competitivo. Come ha scritto il sociologo Francesco Alberoni nel libro Gli Invidiosi "L' amore è il grande antagonista dell'invidia" . Se noi amiamo qualcuno, vogliamo il suo bene e siamo felici quando ha successo ed è felice. Diversamente si può arrivare a situazioni estreme in cui l' invidia sfocia nella gelosia e sotto questo aspetto ho in mente lo scrittore russo Tolstoi il quale aveva sposato una ragazza di cui era innamorato. Erano tanto felici insieme da avere l' abitudine di inginocchiarsi per chiedere a Dio la grazia di poter continuare la loro vita in quella specie di estasi celeste. Ma la ragazza che Tolstoi aveva sposato era gelosa. Arrivava al punto di travestirsi da contadina per seguirlo e spiarlo anche nei boschi. Succedevano scenate spaventose.
Diventò gelosa anche dei suoi figli, tanto da afferare un giorno un fucile e sparare contro la fotografia della figlia. Un altra volta rotolò per terra con una boccetta di oppio alle labbra, minacciando di suicidarsi, mentre i figli si rannicchiavano in un angolo della stanza e strillavano terrorizzati. Ma qui siamo alla follia . Sparano le donne e sparano anche gli uomini, tempo fa a un tizio si è bloccato il computer e lui gli ha sparato cinque colpi. Ancora un po' e diventeremo tutti pistoleri. Chi sopravvivrà? Forse il più veloce?......... Ho la convinzione che si potrebbero eliminare molte angosce stabilendo una specie di listino privato di borsa - un listino dei valori che hanno per noi le cose della vita.

in alto a destra "l'Invidia" di Giotto.

mercoledì 4 marzo 2009

Un Pizzico Di Poesia

Parafrasando un saggio del passato, anch' io pur non essendo poeta nè figlio di poeti, ho sempre amato la poesia e i suoi autori. Tra i tanti William Blake , i cui versi iniziali della sua poesia " La tigre" ho tenuto per diverso tempo sulla scrivania per poterli leggere e rileggere. Eccoli a voi.

Tigre! Tigre!
Divampante Fulgore/
nelle foreste della
notte, /
Quale fu l' immortale mano
o l' occhio/
Ch ' ebbe la forza
di formare/
La tua agghiacciante
simmetria?
In quali abissi o in
quali cieli/
accese il fuoco dei
tuoi occhi?
Sopra quali ali
osa slanciarsi?/
E quale mano affera il fuoco?/
Quali spalle, quale arte /
potè torcerti i
tendini del cuore ?

Quando ho saputo che un amica aveva pubblicato un libretto di poesie, sono andato subito in libreria a comprarlo. Ero curioso di leggere ciò che aveva scritto su Sabrina, una giovane mamma che conosciamo da anni e a cui io e mia moglie siamo particolarmente affezionati. Ecco quanto si può leggere.

A SABRINA

Saresti ancora tu
anche senza i tailleurs colorati,
le scarpe e gli accessori coordinati,
i gioielli e il trucco adeguati.
E come se tu volessi
dare più consistenza
alla tua persona, è come se ti volessi fare
" Più Sabrina"
Credi che ti amerei di meno
senza gli orpelli
e i fronzoli
con cui pensi di essere
" Più Sabrina?"

Riflessione: Conoscendo la storia di Sabrina, da quel giorno in poi l'abbiamo chiamata Sabrina più, non per aderire alla descrizione fatta, ma in virtù dei problemi che ha superato nella sua vita, ha mostrato come donna d'avere una marcia in più. Brava Sabrina. !

lunedì 2 marzo 2009

In Memoria di un Cane

In un museo di Berna è conservato il corpo imbalsamato di Barry, una cane San Bernardo rimasto leggendario per le sue gesta. Era un animale di taglia gigantesca che, alla fine del Settecento, salvò la vita a moltissime persone sperdutesi sull' omonimo valico alpino. Una volta rintracciò un ragazzo che stremato dalla fatica, si era addormentato fra la neve: gli si accocolò vicino, lo rianimò con il calore del proprio corpo e poi gli fece capire di montargli sul dorso, portandolo in salvo fino all' ospizio. Un altra volta, mentre si aggirava con un monaco sulle pendici del monte, lo costrinse ad allontanarsi dal solito sentiero: di li a poco, dalla cima si staccò una valanga che li avrebbe travolti entrambi. Barry, purtroppo rimase vittima della sua generosità: una notte scorse un viandante che si era perduto nella nebbia e gli corse incontro latrando ma quello, temendo di essere aggredito, lo colpì mortalmente con un bastone appuntito.
Nel leggere il racconto, la mente mi ha rimandato a un altra storia e a un altro cane anch' egli vittima della sua fedeltà. Non conosco il suo nome, nè la sua razza, forse un pastore tedesco,
sicuramente un cane di grande valore che abitualmente accompagnava mia madre al torrente e le stava accanto , mentre lei anche a orari insoliti lavava i panni. D' altra parte la famiglia era numerosa e le cose da fare erano tante. Un giorno, per ragioni a me sconosciute, al torrente mia madre ebbe a che dire con un altra donna la quale cominciò ad agitarle le mani in modo minaccioso.Fu a quel punto che il cane si frappose tra le due e alzandosi in piedi appoggiò le sue zampe sul petto della donna che inveiva ed emise un latrato da indurre quest' ultima alla fuga.
Tornata in paese, la donna incontrò mio padre ed ebbe di che lamentarsi riguardo al cane che a momenti stava per sbranarla. Per tutta risposta mio padre prese il fucile e quando il cane fece ritorno a casa gli sparò uccidendolo. Mia madre giudicò quell' azione, crudele e ingiusta e per diversi mesi non gli rivolse la parola. Anche a distanza di anni anni continuò a ricordare quel cane fedele e quella morte ingiusta.