domenica 15 marzo 2009

Nostalgica Malinconia

Siete nati dopo il 1955? Allora per voi le probabilità di soffrire prima o poi di depressione grave sono tre volte maggiori di quelle che avevano i vostri nonni. E' questa la conclusione a cui è giunto uno studio internazionale che ha interessato più di 39.000 persone in nove paesi. In realtà, se il 20° secolo ha introdotto "l'Era dell' Ansia " ora assistiamo al sorgere "dell' Era della Malinconia". Il suono di questa parola è dolce, ma le origini sono di ben diversa natura: dal greco " melancholia " composto di "melas ", cioè nero e di un derivato di "Cholè" , ossia bile, perchè causata secondo la medicina antica, dall'umor nero della bile. Soltanto nell'Ottocento la parola si svincolò dall' ambito della medicina per passare in quello dei sentimenti. Siamo così alla vaga tristezza, alla struggente inquietitudine , che infiamma l'animo dei poeti. Si parla così della malinconia amorosa / del nostro cuore -Saba, baluastrata di brezza/ per appoggiare stasera/ la mia malinconia, -Ungaretti La mia malinconia / di fanciullo invecchiato non doveva pensare, - Montale . Come si può ben capire la nostalgia può affligere chiunque.
Amytis, figlia di Astiage re di Media, a quanto pare aveva ogni ragione per essere felice: ricchezza, prestigio e una bella casa, eppure aveva così tanta nostalgia dei monti della Media che il marito, il re Nabucodonosor, costruì i giardini pensili di Babilonia per cercare di confortarla. Il sentimento quindi è antico, anche se il termine è più recente. Infatti la parola nostalgia venne coniata nel 1688 da un giovane alsaziano, per indicare nella sua tesi di laurea, la malattia che coglieva gli svizzeri che militavano negli eserciti stranieri. Inizialmente la parola usata era heimweh ( dolore ), ma sembrando poco solenne fu tradotta in greco e ne venne nostalgia, da nostos ( ritorno) e algos ( dolore ), e allora a tutti coloro che soffrono di nostalgica malinconia ecco una dolce poesia.

Una nostalgia mi è presa di rivedere mia madre
i miei fratelli
la nostra casa fra i platani
udire la voce
di chi mi è consanguineo.
Il resto è nulla. I tramonti della mia terra valgono.
Il resto è nulla.
In tutto il resto io sono
ospite passegero.
Nella mia casa
intorno alla stufa
la famiglia si raccoglie.
Ci guardiamo.
Siamo ben noi.
Le strade del mio paese mi chiamano.
Il mare rotola sulla riva un' onda
che conosce i miei giochi
" Dolce paese della mia fanciullezza"
qualsiasi cosa tu mi abbia fatto
eccomi a te di nuovo.
Nelle sere, insieme ai miei
tra il grido viola di uccelli,
nei platani aperti all'amore
ecco la vita riprende.

7 commenti:

Bahamamama ha detto...

Dopo aver letto mi sono chiesta:
Sono nostalgica o malinconica. ?

Bella la poesia!

Anonimo ha detto...

EI,
Ma tra questi bei ragazzi ci sei anche tu?

Anonimo ha detto...

All'anonimo curioso:' Ehi,
l'autore dell'articolo è il ragazzo a destra della foto con maglietta a strisce. Grazie

Sara ha detto...

piccola correzione... Hei, si scrive con l'H... il mio fratellone sbaglia ancora dopo tanti anni?

Anonimo ha detto...

Cara Sara,
attenzione! Se consulti il dizionario della lingua italiana puoi osservare che si scrive ehi e non hei come sbadamente hai fatto
notare.Boss

Anonimo ha detto...

Non cambierai mai, Sara..

Anonimo ha detto...

HAI PROPRIO RAGIONE LA SOLITA PUNTIGLIOSA...SU COSE NON IMPORTANTI!E POI SU LE COSE SUE...LASCIAMO PERDERE...