sabato 14 marzo 2009

La Battimazza

Sono alla lettera b del dizionario della lingua italiana e mentre sotto i miei occhi scorrono le diverse parole che iniziano con la seconda lettera dell'alfabeto, l' interesse si ferma su una parola che mi permette di aprire una finestra sul mondo dei ricordi.

La parola è battimazza e si riferisce
all' aiutante del forgiatore. Fin da pccolo conservo infatti
l'immagine di mio padre intento a lavorare intorno alla forgia , uno speciale fornello dove arroventava il ferro per poi batterlo sull' incudine. E' così che realizzava i suoi capolavori, tra cui piastre di
ferro che poi fissava al bordo esterno della pianta degli zoccoli di buoi, cavalli asini e muli, con tutti i rischi che l' operazione comprendeva.
Non era insolito infatti che un animale scalciasse e quelli erano calci pericolosi.La protagonista del racconto tuttavia, è la battimazza, cioè mia madre. Infatti mentre mio padre con una tenaglia teneva il pezzo da lavorare e con l'altra impugnava il martello, alternava i colpi con mia madre,l a quale lo soteneva in questo duro lavoro. Infatti considerando che la mazza aveva un peso che oscillava tra i dieci e i dodici chili c'è da capire che l' impresa non era facile, tra l'altro mentre la battimazza cercava di non perdere il tempo, con la coda dell' occhio controllava il più piccolo dei suoi bambini che deposto in una cesta era collocato a una distanza di sicurezza.
C' erano poi situazioni curiose, come quella volta che diverse scintille colpirono il piede della battimazza, che a motivo del bruciore ha cominciato a saltellare e contemporaneamente continuava a fare il suo lavoro, in virtù del fatto che il ferro va battuto finchè è caldo e non erano permessi distrazioni. Certo questa è un immagine che appartiene a un mondo passato, oggi è difficile pensare a una donna battimazza, ma questi sono i miei ricordi e trovo giusto conservarli. Leggevo tempo fa tra l'altro che" il fabbro è posto in relazione con gli dei i quali secondo la mitologia gli insegnano la loro arte e lo definiscono l' eletto degli dei". Di certo so che la gente del posto si rivolgeva a mio padre chiamandolo 'Maestro' e con altrettanto rispetto si parlava di mia madre come della 'Maistra'. A entrambi desidero dedicare un aria di Handel dal titolo "Il Fabbro Armonioso"

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non pensavo che si potesse leggere il dizionario come hai fatto tu,
e questa storia interessante mi sembra dell'800.
E' d'avvero cambiato molto questo nostro secolo.